Speed Racer è un oggetto davvero strano.
E' talmente pieno di difetti, che è quasi impossibile non trovarlo adorabile. I suoi personaggi, il suo mondo, il suo universo parallelo: Speed Racer è tutto e il contrario di tutto. In alcuni momenti è noioso, lungo, indecifrabile e indifferente, e quasi ti vien voglia di gettare la spugna e dire che "no, è proprio un film brutto", ma poi cambia sequenza, si inserisce la marcia giusta e si trasforma in un enorme mela caramellata che ti chiede solo di leccare ogni sua singola zuccherosa goccia di sciroppo.
Probabilmente è uno di quei film che ti chiedono a gran voce di essere amati, una di quelle pellicole che devi sforzarti di amare, che ti chiedono fatica e convinzione, un atto continuo di cieca fede.
E se ti arrendi a tutto questo e ti sforzi di amarlo, Speed Racer funziona.
Molti potrebbero accusare il film di essere tutta forma, di essere solo estetica al servizio del vuoto cosmico, tutto fumo insomma, senza ombra di arrosto. E il punto secondo me è proprio questo: il fumo E' la sostanza, Speed Racer fa dell'estetica il suo discorso, il suo cardine, non esiste un messaggio ma anzi, si ritorna a quella che è la funzione per cui il cinema è nato: fare spettacolo, stupire, ingannare l'occhio, illudere lo spettatore. Questo film è la sua immagine, e la sua immagine diventa il senso stesso dell'operazione: da questo punto di vista, Speed Racer è completamente delirante.
Tradurre in parole le immagini di questo film è inutile: i € 7,80 del biglietto del cinema valgono almeno solo per questo, provare l'esperienza cromatica di questa pellicola, un esperimento da mal di testa, che probabilmente solo un bambino sotto LSD riuscirebbe a raggiungere.
La fotografia utilizza colori iper saturi (si sconsiglia la visione ad epilettici) che spaziano dal fluo a giochi di luce da Las Vegas, una profondità di campo pari a zero grazie all'utilizzo di obiettivi che mettono a fuoco tutti i livelli dell'immagine, sequenze disegnate, sfondi completamente digitali, ambientazioni surreali, citazionismo pop che non lascia scampo e che mescola l'anime giapponese a 2001 di Kubrick, Tekken agli anni '60, in un delirio visivo che non ha eguali. E non ve lo sto neanche a dire, se avete intezione di vedere questo film, non aspettate il DVD perchè solo al cinema ha un senso, ha una ragione d'essere. Le corse automobilistiche sono al di là di ogni immaginazione, e il rischio di schiumare dalla bocca come lumache in preda all'acido è assolutamente una realtà.
I problemi del film si svelano nel momento in cui questo cerca di andare oltre la sua estetica.
La storia di Speed Racer infatti è sinceramente poco coinvolgente, e i personaggi non riescono ad incantare. Ma è soprattutto la sceneggiatura a fare difetto, a risultare non solo poco brillante, ma spesso anche troppo retorica, ridondante, risaputa, con alcuni momenti eccessivamente lunghi, confronti tra personaggi poco riusciti, scioglimento delle tensioni inefficace.
Emile Hirsch è bravo come sempre, e riesce a diventare quell'icona che Speed Racer è. Anche Christina Ricci è adorabile nel ruolo di Trixie, e tutti i comprimari (dalla Sarandon a Goodman) risultano convincenti e belli da vedere. Sono tutte figure bidimensionali, veri personaggi da fumetto, e se da una parte è filologicamente corretto che siano così, è anche vero che dall'altra non trasmettono quell'empatia e quell'energia che per un successo cinematografico sono necessari.
Da non sottovalutare la gloriosa colonna sonora di Michael Giacchino, che rapidamente sta diventando il mio compositore preferito. Un genio.
La regia dei fratelli Wachoski è abile a tenere le fila di un film così carico di elementi e di un universo così complesso come quello di Speed Racer, ma purtroppo sembra a volte incapace a tenere a freno del materiale così folle.
E' un film acido, psichedelico, al di fuori di ogni logica narrativa e cinematografica.
Difficile, incomprensibile, a tratti noioso e glaciale.
Eppure lo spettacolo c'è, e si vede.
B-