venerdì, 28 settembre 2007

Lo so che io sto alla cultura come Gianni Sperti al prime time, e che parlando di arte e fotografia ho la stessa credibilità di Carmen DiPietro, ma oggi voglio sfondare questa barriera e far sapere al mondo che anche io ho degli interessi cultural-artistici.
La mostra di David LaChapelle a Palazzo Reale è interessante.
E per interessante intendo la cosa più gay dopo la Melevisione su cui io abbia mai posato gli occhi. Cioè, è così gay che al confronto Cristiano Malgioglio è Russell Crowe. Per darvi solo un'idea del suo tasso di allegrezza, vi basti sapere che l'ingresso è un tripudio di fucsia, rosa, drappeggi, cubi giocattolo, con l'immagine di Courtney Love nei panni della Madonna (la madre di Jesus, non la madre di Lourdes) che ti accoglie a braccia aperte. E' troppo perfino per me, avevo quasi la nausea, cioè, avevo un bisogno smodato di John Wayne e di fagioli in padella.
Per il resto, la galleria si sviluppa su una pianta disegnata penso da Stevie Wonder sotto acido, dato che ci siamo persi nei meandri dell'edificio una ventina di volte.
Le fotografie le conoscevo già, e infatti mi chiedo perchè spendere 9 euri per vedere delle cose che puoi trovare su internet. Anzi, io ho speso 7 euri perchè ho finto di essere studente, presentando la tessera dell'università di due anni fa che non ho mai riconsegnato in segreteria dopo la laurea. Sono un gallo.
E comunque alla fine, in questi posti si va per gli stessi motivi per cui la Ripa di Meana va alla Scala, cioè per esibire un pò di fascino radical chic.
L'unico problema è che la mia convinzione di essere un nobile appassionato di arte e membro della comunità artistica milanese è svanita tipo dopo due metri dall'ingresso, perchè alla terza foto io e i miei amici già avevamo cominciato a commentare i cazzi dei tizi nei soggetti, o le tette strabordanti della divina Pamela Anderson.
Insomma, se la prima foto era tutta un tripudio di "Guardate che tagli di luce, per esprimere la solitudine del genere umano davanti al consumismo e alla mercificazione del corpo, e come l'uso dei giochi di infanzia stia a sottolineare un'umanità primordiale persa in un universo di delirio", già alla seconda foto avevamo abbandonato queste velleitarie idiozie per passare a commenti ben più costruttivi tipo "comunque Britney è ancora innamorata di Justin anche se mi dispiace per Cameron Diaz.. uh guarda il cazzo di quello, ma dai oh sembra un topo! Cioè veramente, Pamela Anderson me la farei..ma chi è quella, Amanda Lear, ma fa troppo ridere!!".
Io qui non voglio dire che David LaChapelle sia un artista sopravvalutato, e nemmeno che sia un pò un grande bluff..e nemmeno che abbia riciclato tutta la cultura camp e pop anni '50, e nemmeno che alcune cose che ha fatto siano delle vere cagate.. però insomma. vabbè.
Lallallallà!
E comunque sento che sto cambiando dentro.
Sto tipo maturando.
Stamattina in ufficio mi hanno pure fatto appendere dei quadri alla parete. Cioè, a me! Cioè, io che faccio bricolage!! E mi hanno pure fatto i complimenti per il lavoro sopraffino.
Se adesso riesco ad avvitare una lampadina senza prendere fuoco come Giovanna D'Arco, direi che sono praticamente pronto al matrimonio.
Chi deve capire, capisca.

Buon weekend.

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giovedì, 27 settembre 2007

Oggi non ho voglia di scrivere.
E sono tre le soluzioni che il blogger professionista adotta quando manca di ispirazione:
1) scrive il testo di una canzone;
2) pubblica una foto presa a caso da Google (tipo) aggiungendoci dei versi random tipo "La vita è la tenebra del bacio di Dio" o una citazione di qualche poetastro stile Prevert;
3) risponde ad un questionario che gira in internet tipo nome, colore preferito, l'ultima volta che hai fatto sesso, pringles classiche o paprika ecc ecc, pensando che a qualcuno possa interessare;
4) pubblica un video da youtube.

Ovviamente il non scrivere niente non è contemplato.

Il fatto è che il giovedì è un pò una giornata infausta e stupidina.
Non è ancora weekend, ma non è più nemmeno settimana lavorativa. Il giovedì è un pò la giornata dove per contratto è possibile non lavorare. Tipo che l'ho letto in qualche statuto.
Tipo che oggi ho proprio voglia di Natale. Ma di quei Natali belli, tipo con il centrotavola con le pigne, le tartine con il salmone, le candele e le pantofole. E' da un sacco che ho voglia di un Natale così.
Non come l'hanno scorso che sono tornato a casa alle 20 ed era avanzato solo un triangolino di pan carrè stantio, e ho fatto il cenone di Natale con le Giravolte Aia e gli Speedypollo.
No, quest'anno voglio la tovaglia bella e il tacchino.
Che poi non è giusto che quelli là hanno il Ringraziamento e noi no. Tipo che anche io voglio essere grato e mangiare il tacchino con la salsa di mirtilli.
Sì ho deciso, quest'anno dev'essere il Natale più bello della mia vita.
Mi è anche arrivata per posta la pubblicità tipo del Carrefour con già le palline natalizie e tutte quelle cosine carine carine. Sì sì, devo rimboccarmi le maniche fin da ora e degenerare in un tripudio di centrotavola.
Voglio addobbare il mondo, quest'anno io DEVO essere felice.

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mercoledì, 26 settembre 2007
Quante soddisfazioni musicali in questa arida giornata.
La nuova canzone di Alicia Keys è strepitosa, nonostante lei sia identica alla Laura Pausini. Stesso fisico cioè. Adoro adoro adoro. E poi la copertina del nuovo singolo di Kylie Minogue. Come faccia questa donna a non perdere un colpo rimane il grande mistero della nostra società assieme all'età di Fergie e al gel per capelli del tizio dei Tokyo Hotel. Ovviamente ho scritto Tokyo Hotel solo per far sì che orde barbariche di ragazzine entrino nel mio blog e facciano salire il contatore delle visite.
Anzi, Tokyo Hotel.
Miglior canzone tipo del millennio.

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Miglior cover tipo del millennio.

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mercoledì, 26 settembre 2007

Io amo le invenzioni che cambiano la vita.
Tipo gli elastici per capelli, o il telecomando o il leccapentola.
Io mi considero un eccellente inventore, come quando insieme alla mia amica Veronica avevo inventato il letto perfetto.
Si chiama Lazybed.
Praticamente è una branda meccanica fornita di braccia, tipo quelle del dottor Octopus di Spider-man.
Un braccio ti da il cibo.
Un braccio allungabile ti porta gli oggetti sparsi per la camera, oppure cambia canale nel malaugurato caso che l'idolo feticcio (aka telecomando) non funzioni più.
Un braccio poi ti gira da un lato, mentre l'altro braccio ti pulisce la schiena con uno straccetto per non farti venire le piaghe da decubito.
Una enorme boccia in cui inserire liquidi e bevande sovrasta il letto.
Da essa diparte una cannuccia salvagoccia.
In aggiunta, la possibilità di inserire catetere.
E la versione Lazybed deluxe edition presenta allacciamento al videotelefono e lenzuola di seta antimacchia.
Ora ditemi che anche voi non volete il Lazybed.
Oppure ancora eravamo dei grandi inventori di giochi in scatola.
Cioè, i giochi in scatola rimanevano sempre quelli, ma noi inventavamo delle regole nuove bellissime. In realtà l'unico motivo che ci spingeva a questo era che a noi annoiava sempre leggere le istruzioni della Ravensburger, quindi non conoscendo l'esatta dinamica andavamo completamente in freestyle.
Il top era l'Indovina Chi.
Anche perchè dopo un pò le domande base tipo "E' moro?", "E' un uomo?", "Ha i baffi?"..cioè, lo rendevano troppo noioso e meccanico.
L'illuminazione ci è venuta una volta scoperta la fisiognomica durante la visione di un programma sul nazismo, una scienza praticamente esatta (sebbene leggermente ariana) che ancora non mi spiego perchè non venga insegnata all'università.
"La fisiognomica è una disciplina pseudoscientifica che pretende di dedurre i caratteri psicologici e morali di una persona dal suo aspetto fisico, soprattutto dai lineamenti e dalle espressioni del volto."
[Fonte Wikipedia].
Una volta scoperta questa scienza a cui oggi sono devoto, l'Indovina Chi è diventato praticamente il passatempo preferito:
"E' un pedofilo?"
"Evade le tasse?"
"Veniva picchiato da bambino?"
"E' gay?"
Tipo che Bill era evidente come il sole che si toccava in metropolitana.
Quelle sì che erano serate.

Comunque, tutto questo per dire che nessuna mia invenzione..anzi, nessuna invenzione del genere umano può reggere il confronto con questa nuova bellissima scoperta di design: la boccia da passeggio per portare a spasso il tuo pesce rosso.
Io la trovo una cosa meravigliosa, cioè, un'invenzione che mi rende fiero di vivere nel XXI secolo.

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Altrochè l'iPhone.

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martedì, 25 settembre 2007

Devo fare outing.
Non sto più guardando la televisione.
TADADADAAAAN TADADADAAAAAAN (la nona di Beethoven ndr).

Niente Miss Italia.
Niente Isola dei Famosi.
Niente Ugly Betty.
Niente Grey's Anatomy.
Niente.
Di niente. Sto schiumando come una lumaca per mancanza di televisione.

Tipo che oggi ho messo a posto il mio curriculum e ho riso.
Ho risissimo.
Mi sono lasciato prendere la mano e ho scritto mezza pagina di Interessi (contro 3 esperienze lavorative di infimo livello tipo "ho lavorato in un negozio di animali pulendo il culo ai furetti, dando topi vivi ai pitoni e togliendo i pesci morti dall'acquario e venendo licenziato perchè ho piantato un'alga velenosissima nella vasca dei pesci rossi causando una moria che ha portato in bancarotta il negozio").
Quindi ho puntato tutto sugli interessi.
Ho scritto anche che rubo le riviste di quart'ordine tipo Novella 2000 a mia nonna.
Ma intendo proprio parole testuali "in segreto rubo Novella 2000 a mia nonna".
Cioè, INTERESSI: Rubo Novella 2000 a mia nonna.
Mi sento praticamente già assunto.
Adesso sto aspettando la mia referente per questo stage per aiutarmi nella stesura del resto del CV. Anche perchè io, dopo 4 mesi di sfruttam..ehm..stage, ancora non ho ben capito che tipo di mansione ho qui dentro.
Voglio scrivere sul curriculum qualcosa di fico, tipo Office Assistant Web Master and Commander in Healthy Business Very Fashionable Houselorder in Mankind Engineering.
Sì, secondo me sto facendo questo.

Detto ciò, Interview di Ottobre ha in copertina Jake Jesus.

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E' da tanto che non parlo della divinità, ma ultimamente il signorotto mi si sta facendo noiosetto, cioè, neanche un overdose in qualche bagno pubblico, un adescamento di poliziotto, un adozione di qualche bimbo polacco. Bello è bello, però. Chissà che crema usa per il viso, qualcosa di Shiseido sicuro.
Però sorridi ragazzo, che sei ricco, gay e la tua migliore amica è Reese Witherspoon.
Meglio di così.

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E comunque ci dev'essere qualcosa di molto sbagliato in me, se a queste foto preferisco mille volte quelle del nuovo album di Jennifer Lopez, che a mani basse vince il Photoshop Award della settimana.

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A proposito, nel curriculum ho anche scritto che sono una specie di mago di Photoshop.
Per me, ho già firmato il contratto di assunzione.

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lunedì, 24 settembre 2007

Ho letto Espiazione circa 4 anni fa.
E' l'unico libro che abbia letto di Ian McEwan, e sinceramente non conoscevo (e non conosco tuttora) per nulla la sua produzione. Non sono un gran lettore, non mi tengo informato, non so quali siano i libri che vadano di più, quali i più venduti, quali quelli di culto.
Ma mi capita ogni tanto di entrare in libreria e prendere così, senza avere la minima idea di cosa abbia tra le mani, un volume, attirato magari dalla copertina, o dal titolo.
Ed è stata subito attrazione con questo romanzo.
Quella ragazzina, imbronciata, seduta su gradini diroccati di una casa di campagna, e quel titolo così forte, un'unica parola..ESPIAZIONE.. C'era per forza una storia da raccontare, e in questa rara occasione, perchè poche altre volte mi è successo, ho avuto la fisica necessità di sapere.

Joe Wright, regista dello splendido Orgoglio e Pregiudizio, fa centro per la seconda volta. Lasciando le atmosfere civettuole e leggere di Jane Austen, questa volta decide di puntare più in alto: con un romanzo "moderno" rischia di più, e cade anche più rumorosamente (non è un film perfetto), ma si lancia con un colpo d'ala finale in una delle opere più struggenti e universali che abbia visto quest'anno al cinema.
Adattare Espiazione per il grande schermo non è facile. Si corre il rischio di stancare, di confondere, di essere leziosi. La struttura convoluta e lentissima e minuta del romanzo è troppo profondamente letteraria perchè il cinema possa renderle giustizia.
La scelta del regista è così quella di trattare la vicenda (e la narrazione) come un pittore tratterebbe la sua tela. Si concentra su dettagli precisi (il fermaglio, le scarpe, la brocca), come se ci volesse dire che la storia sia fatta di oggetti, della realtà minuta, piccola e tangibile, più che di persone o di eventi.
Come un quadro, anzi, forse come una tragedia greca, il film è una sorta di trittico: la prima parte, la migliore, con la presentazione dei personaggi, e le atmosfere placide e lentissime della campagna inglese; poi la rottura dell'equilibrio, la colpa, la guerra, l'abisso; e infine l'epilogo, la soluzione finale, il fato e i peccati dell'uomo che vengono lavati via. Oppure no?
Espiazione è una pellicola che presenta anche diversi piani di lettura: è una grande, grandissima storia d'amore; è il ritratto della colpa, del significato di verità, della hybris umana; ed è infine una riflessione attenta e precisa e commovente sul potere catartico della scrittura. Ecco, il problema forse sta proprio in questo: c'è troppa carne al fuoco, e il giovane regista riesce a fatica a gestire con cura ed equilibrio tutto questo materiale complesso ed oscuro. A tratti sembra volersi concentrare sulla narrazione, poi cambia registro, e sembra voler parlare metafisico, poi grottesco, poi torna al romanzo, ed infine incanta con pianisequenza palesemente "di fantasia".
Ma a parte un certo squilibrio narrativo e strutturale (la prima parte è perfezione, la seconda già è meno riuscita, e a tratti risulta stucchevole e ridondante), il film è un successo.
Formalmente poi, è un capolavoro.
La fotografia di Seamus McGarvey (direttore della fotografia di The Hours, che esteticamente somiglia molto a questo film) è da premio Oscar, e anzi, con l'avvicinarsi della stagione dei premi, potete starne certi, pioveranno riconoscimenti. Esteticamente il film è un quadro: pre-raffaellita a tratti, acquoso, caldissimo, avvolgente. E' impossibile non rimanere a bocca aperta davanti alla bellezza della pellicola. Le scenografie e i costumi sono perfetti: gli anni '30 vivono in questo film. E ancora una volta, lo score dell'italiano Dario Marianelli è da urlo: dopo l'assoluta perfezione della colonna sonora di Orgoglio e Pregiudizio (che per quanto mi riguarda è una delle migliori degli ultimi 10 anni, senza dubbio), anche per Espiazione riesce a scrivere un tema destinato a rimanere negli annali. Grandioso.
Ma il cuore del film sono le performance.
Keira Knightley non è solo di una bellezza classica e di una fotogenia imbarazzante, ma ha un range interpretativo che non mi sarei mai aspettato da lei. Semplicemente straordinaria. In poche sequenze, in un cambio di sguardo, passa dall'essere una terribile snob annoiata, ad un'appassionata amante, ad una devota infermiera. Strepitosa. James McAvoy ruba la scena a chiunque. Quest'attore è destinato agli allori, grandioso. Sexy, divertente, commovente, appassionante, drammatico, fierissimo. E' impossibile non innamorarsi. Notevoli anche tutti i comprimari: da una insolitamente contenuta Brenda Blethyn, alla quasi esordiente Romola Garai nei panni della vera protagonista Briony. Da applauso.
Ma a rimanere nel cuore e negli occhi [SPOILER - evidenzia per leggere] è lo struggente monologo finale rivelatore di Vanessa Redgrave, nei panni di una morente Briony: camera fissa, sguardo in macchina, e la terribile rivelazione che affiora. L'espiazione di una vita (o tre vite?) distrutta, la colpa che non muore, l'impossibilità di vendicare la propria dignità umana nè di soffocare la terribile consapevolezza della propria colpa. Da urlo, e da lacrime. Una performance brevissima che vale l'intera pellicola. [FINE SPOILER].
Notevole anche la sceneggiatura di Christopher Hampton (già premio Oscar per l'adattamento de Le Relazioni Pericolose.. che si avvicini un'altra statuetta?).

Il film insomma è strepitoso, forse il primo vero grande film della nuova stagione. Gli attori sono eccezionali, e la resa formale è da orgasmo. Qualche imprecisione a livello strutturale e narrativo: le ellissi non sempre sono riuscite, e verso i tre quarti di film c'è un certo cedimento abbastanza evidente.
Ma nella sua complessità è un film che vi porterete dentro per molto tempo.
Da vedere immediatamente al cinema, non fate l'errore imperdonabile di aspettare il dvd.
A-

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etichette:reviews
venerdì, 21 settembre 2007

Ieri ho comprato la mia prima t-shirt taglia S e oggi mi sento fiero e coraggioso come un pompiere delle Twin Towers, e infatti gradirei che i posteri attaccassero una targa commemorativa da H&M con scritto: "Qui Filo si è riappropriato della taglia S dopo aver sconfitto quell'antipatico di un commesso che voleva dargli la M".
La dieta estiva dei ghiaccioli ha dato i suoi frutti.
Poco importa se ora ho le ossa fragili come Samuel L. Jackson in Unbreakable, ho la gotta, il diabete mellito e per me ogni sobbalzo della metropolitana potrebbe essere quello ferale.
Almeno ho di nuovo la taglia S.
Che per un nano alto un metro e una mentos come me, è un pò come riacquistare prepotentemente la propria identità umana.
Ma non è l'unica svolta della mia vita.
Perchè dopo anni e anni di forsennato sgranocchiamento di dita, ho finalmente smesso di mangiarmi le unghie da ben 4 giorni. Ora voglio farmele crescere come l'indiano del Guinness dei Primati e poi andare in giro e guadagnare come fenomeno da baraccone per le fiere del paese.
Sì, ho deciso.
Voglio essere canzonato dai bambini, deriso dalla comunità, bersagliato con noccioline e chiuso in gabbia alla mercè di uomini senza scrupoli.
Ora devo solo smetterla con questa insana passione per il collezionismo di occhi umani e finalmente potrò tornare a fare vita sociale.
Oltretutto quella sgualdrina cicciona di Beyoncè s'è fatta mora. E non esiste nulla di più gratificante che vedere la propria nemesi con un nuovo orribile taglio di capelli.

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Lallallallà.

Buon weekend

Ah, mi è stato chiesto un commento su L'Isola dei Famosi, ma ahimè, ho visto solo un nanosecondo di programma, precisamente l'apparizione della Ventura che praticamente ha dei lineamenti nuovi di zecca che la fanno somigliare ad un'Imperatrice Cinese, ha degli zigomi che sembrano due scapole. Lo so che vi deludo, e me ne dispiace, ma quest'anno ho deciso di concentrare tutte le forze su Amici di Maria DeFilippi.
Ebbene sì, Le Cronache di Mària, dopo il successo dell'anno scorso, torneranno anche per questa edizione. Ma se ne riparlerà quando prenderà il via il serale.
Comunque io tengo a Manuela Villa, una donna, una nuance.

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giovedì, 20 settembre 2007
Allora.
Io già lo so che adesso con questo post mi brucerò tutto il pubblico gay, che, dati alla mano (ovvero esperienza diretta, e per esperienza diretta non intendo saune o dark rooms) è praticamente il 70% dell'utenza di Splinder. Prima o poi farò una ricerca su questa cosa, perchè è inspiegabile, cioè, ci sono più gay qui che al concerto di Britney Spears di 4 anni fa.
Sta di fatto che il mio rapporto con Sex and the City è travagliato come un parto plurigemellare. Lo odio e lo amo.
Tipo che quando guardo una puntata del serial mi viene la tachicardia per come i miei sentimenti vengano centrifugati in un turbinio di emozioni (?).
Intendiamoci, io adoro SATC: nella mia classifica personale dei telefilm è al quarto posto (pigia qui per vedere la classifica intera.. sì lo so, non sto bene). Scritto benissimo, ritmo travolgente, recitazione perfetta. Un prodotto pulito, di classe, emozionante. Eppure mi provoca conati di odio come Edward Norton davanti allo specchio ne La 25° Ora.
Il problema fondamentale per me sta in quel piccolo puledro noto come Sarah Jessica Parker, l'unica attrice che si confonderebbe in un maneggio. L'unica attrice insieme alla Cavalla ovviamente. E La Cavalla è lo pseudonimo ufficiale di Hilary Swank, dovreste saperlo.
No vi giuro, io Carrie Bradshow la prenderei per i capelli e con violenza reiterata le sbatterei il cranio su una tavola di marmo del XV secolo, fino a sentirla esclamare "Non sento più le gambe..le gambe..".
Ho letto ieri su qualche blog (mi si perdoni la mancanza di riferimento, ma Memento è stato tratto dalla mia biografia) che se dici una cattiveria, poi essa ti ritorna indietro moltiplicata per tre, quindi volevo sottolineare che queste non sono maledizioni ma semplici divertissement così, per parlare, un pò come quando AnnaMaria Franzoni ha detto di essere innocente. Pur parlè insomma.
Cioè, io amo Miranda ma sono Charlotte.
E Samantha è troppo una macchietta per considerarla un vero personaggio.
Ma Carrie Bradshow davvero, è la donna più cretina al mondo, e il fatto che venga considerata un'icona di stile e un esempio di vita mi irrita la prostata quando faccio pipì.
E' la tipica donna che tutti noi, e non provate a dire di no, chiameremmo "maledetta rompicoglioni" (perchè siamo persone di classe), ma solo per il fatto che veste Chanel e Bottega Veneta allora le viene perdonato tutto. Cioè, se una massaia grassa di Cerveteri avesse il suo carattere sarebbe già stata gettata giù dalla rupe del paese, che è un'usanza tipica del luogo, un pò come il lancio delle arance ad Ivrea.
Ma soprattutto mi viene la pellagra isterica quando la vedo scrivere sul suo laptop.
Certo, lei è fashion, lei è stilosa, lei non ha la scrivania IKEA Dubkuttel come noi poveri esseri umani pezzenti..no. Questa donna si mette sempre in posizioni assurde nel suo appartamento ad affitto bloccato: inginocchiata per terra, sdraiata a pancia in giù sul letto, nella posizione del loto sul tavolo in cucina, appesa per i capezzoli con dei ganci da macellaio in bagno.. Ma sei cretina, non hai una cazzo di sedia!?
Insomma, tutto questo per dire che ieri hanno pubblicato la prima foto di scena di Sex and the City - The Movie (che invaderà i nostri schermi nell'estate 2008).
E nuovamente tutti adesso saranno in adorazione per questa regina delle cretine.
E stavolta regina delle cretine non è un complimento.
E ovviamente questa borsa a forma di Torre Eiffel sarà un must dell'anno prossimo, e tutti dietro come una mandria di pecore. Anzi, di cavalli. Ecco, io voglio essere il primo a dirlo: LA BORSA A FORMA DI MONUMENTO FA CAGARE!

La verità è che da quando ha tradito Aidan non l'ho più perdonata.

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etichette:nonsense, idols, la tivù
mercoledì, 19 settembre 2007

Cliente: "Ciao..avete il film Zoo?"
Filo: "Mhm.. no.. con quel titolo non mi viene in mente niente"
C: "Ma sì dai..è quello famoso, nuovo.."
F: "Guarda.. mi verrebbe in mente se ci fosse.. Zoo non c'è.."
C: "Mah..strano.. quello degli spartani, intendo.."
F: "....300...."
C: "Ah..è un 3 quello..?"
F: "...."
C: "...."
F: "Terzo scaffale a destra".

Comunque no, le richieste dei clienti in videoteca (oltre ad essere un'amata rubrica del mio vecchio blog) mi hanno fatto capire molte cose: ho deciso che è venuto il momento di dare una svolta alla mia vita.
Sì perchè sono stufo come la Mondaini alla fine di ogni puntata di Casa Vianello.
Tipo che a 25 anni ho già la crisi di mezza età e voglio dare un senso alla mia vita.
Ah, ho detto che ho 25 anni, ma per 25 io intendo 18.
In ogni caso, siccome non riesco a far decollare la mia carriera di:
- inturgidacapezzoli vips
- rastrellatore di giardini zen
- popstar globale
- mago di grafica che ritocca le star
- sfogliatore professionale di riviste
- mantenuto casalingo che beve
- concorrente di un reality show che fa il trenino da Costanzo
devo cominciare a ripensare un pò di cose.
1) La mia vita sentimentale è un concentrato di clichè da romanzo di appendice fin de siécle, stile La Traviata, possibilmente senza la tisi (ma non è da escludere).
Quindi il primo passo è mettere ordine, scendere con i piedi per terra e capire che l'amore non è tutto nella vita, no no, ma è solo l'accento della parola lallallallà.

2) La mia vita professionale è così sciocca che al confronto Flavia Vento è iscritta all'albo dei giornalisti. Faccio 18 lavori, per un totale di 0 contratti.
Quindi, armarsi di un bel paio di cesoie, rimboccarsi le maniche, vendersi come la migliore tra le scelte possibili e darlo via come il pane.

shia lebeouf3) La mia vita famigliare è quella dei Tenenbaums filtrato da Charles Dickens.
Beh, però i Tenenbaums mi piacciono.

4) Ho tipo 5 amici in croce, vivo al di sopra delle mie possibilità, dormo 5 ore a notte (e non perchè faccia la BellaVita, ma perchè mi incrosto a guardare i documentari di RaiTre tipo "La Storia siamo noi"), sono diventato lo zimbello di Giorgio Mastrota e incontro pure gente che non distingue una lettera da un numero.
Ci sono davvero troppe cose che non vanno.

Poi sono una persona invidiosa. E meschina.
Tipo che non è giusto che quel roito antipatico di Shia LeBeouf abbia sto fisico mentre io che sono anche simpaticissimo e bellissimo e buonissimo sia uguale uguale ad un certosino Galbani.
E com'è noto, a nessuno piacciono i formaggi molli.
A nessuno dotato di un reddito fisso, per lo meno.

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etichette:celebrity skin, dimmi di me, mi familia
martedì, 18 settembre 2007

Cioè, ho visto il film in una sala gremitissima venerdi scorso, ma ancora non ce la faccio a trovare le parole giuste.
E' bello, sì.
Fa ridere, assolutamente sì.
E' a tratti geniale, senza dubbio.
Eppure non so, a distanza di 4 giorni mi sembra non sia rimasto nulla nè della sua comicità, nè della sua prepotenza.
Il problema fondamentale, secondo me, sta tutto nel medium.
Un prodotto che nasce in tv dovrebbe rimanere in tv. Forse a parte Charlie's Angels, film sottovalutatissimo ed incompreso, vera ode all'universo pop/camp è riuscito a trovare una sua dimensione cinematografica lontana dal prodotto originale.
Ma i Simpson hanno l'energia dei loro venti minuti, hanno alle spalle più di una decade di ritmi e di linguaggio televisivo: gonfiare un episodio in una pellicola di un'ora e mezza mi è sembrata una forzatura eccessiva.
La trama ovviamente è un pretesto, com'è giusto che sia. I ritmi si allungano, le battute si fanno più precise (si vede che nel frattempo c'è stato Michael Moore a fare scuola nel mondo della satira), i personaggi calcano la mano sulle loro caratteristiche. E' come se si fosse scelta la strada dell'ipertrofia per giustificare il grande schermo: una trama più complessa, un Homer più idiota, battute più cattive, azione e struttura più folle. E' tutto "bigger", ed è forse questo il suo maggior difetto.
Quella che viene meno è forse la dimensione domestica, l'intima (iper)realtà della famiglia media americana. Anche se, ad onor di cronaca, sono riuscito a piangere anche guardando questo film.
Detto questo, il film rimane davvero esilarante, e a parte qualche tempo morto, e una dilatazione necessaria dei tempi, le gag fanno tutte centro praticamente.
I personaggi sono il punto di forza, Homer è il protagonista assoluto, e si respira un'aria di iconoclastia che rilassa, diverte, nutre e soddisfa.
Dove si voglia andare a parare però, rimane un mistero.
B

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C'è un tipo di film che io adoro.
Sono i film da domenica mattina su Rete4.
Io vado letteralmente in brodo di giuggiole per queste pellicole.
Quei film mediocri, dimenticati, assonnati, da gustare sotto il piumone aspettando che sia pronto il pranzo.
Sapori e Dissapori è esattamente un film del genere. Un film senza ambizioni, grazioso, gradevole, medio, lieve, una tipologia di film di cui gli americani son grandi maestri. Ed usando l'aggettivo preferito del Signor Ponza, un film assolutamente vapido, che fa "puff", che sparisce dopo un soffio lasciando un piacevole gusto e un candido ricordo.
Catherine Zeta Jones ha la bellezza rassicurante di una madre, ed è dignitosamente brava e fiera nella sua mediocrità recitativa. Aaron Eckhart è perfetto nel trovare la nota giusta in ogni sequenza.
Forse a stonare è proprio Abigail Breslin, che poveretta si impegna fin troppo per un film del genere.
La sceneggiatura è gradevole, la regia diligente, le musiche banali ma assolutamente calde, e il gioco romantico-culinario conquista sempre (anche se una scena di sesso ci voleva, ecchecazzo).
Ho visto il film con un sorriso ebete in faccia, assaporando con gli occhi un tipo di fare cinema sempre più raro, ma forse per questo, sempre più gratificante.
C

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