C'è una certa nostalgia che pervade i primi 15 minuti di Come d'Incanto.
L'imperfetta e ultracolorata animazione bidimensionale, la principessa con il suo principe, la matrigna cattiva, gli animaletti del bosco e tutto il suo arsenale romantico e fanciullesco aprono varchi nei nostri ricordi a cui non siamo più abituati in quest'epoca fatta di pixel e di politicamente scorretto.
Ed è strano a dirsi, ma Come d'Incanto rimane poi, per tutta la sua durata, un film inaspettatamente e soprattutto involontariamente malinconico, dove il mondo reale è per definizione il "luogo in cui nessuno vive per sempre felice e contento".
Come d'Incanto si trova davanti ad un bivio, e sembra incapace di scegliere quale direzione prendere: da una parte c'è Shrek, dall'altra tutta la tradizione Disney old style. Il risultato è qualcosa di decisamente grazioso ed adorabile, ma forse non così significativo, pungente o fresco.
Sono molte le cose che non funzionano in questa pellicola.
Innanzitutto il doppiaggio. Ora, a me va anche bene che un film venga doppiato, soprattutto per quanto riguarda un film con un target così preciso, cioè, posso capire che un bambino non abbia voglia di smazzolarsi due ore di pellicola sottotitolata. Ma doppiare un musical è decisamente un altro paio di maniche. Vedere un attore che canta palesemente in inglese e sentire le parole in italiano non è solo disturbante, ma annulla completamente ogni effetti di immersione filmica. C'è da dire che i numeri musicali non sono molti, e che quindi il danno è limitato, ma per quelle 3, 4 volte, l'effetto è davvero straniante.
(Parentesi per chi segue Amici di MDF, le canzoni sono cantate da Giulia Ottonello!).
La sceneggiatura non sempre sfrutta tutto l'enorme potenziale che una storia del genere (e una major del genere con un parco di citazioni praticamente infinito) potevano fornire. Molti personaggi sono sottoutilizzati (vedi la matrigna cattiva Susan Sarandon, o anche l'irritantissimo scoiattolo digitale, che morisse sotto un tir) e molte idee sprecate in un tourbillon di clichè. Oltretutto molte cose sembrano lasciate al caso, e la sceneggiatura è spesso ridondante einsoddisfacente.
Brutto il finale: troppa CGI, troppo affrettato, troppo furioso.
Ma a tenere in piedi tutto il film ci pensa lei, Amy Adams, la principessa, o aspirante tale, Giselle.
Amy Adams è semplicemente sensazionale, è una visione.
Io mi ricordavo quest'attrice per una comparsata in qualche episodio di Buffy, e per aver fatto la svampitissima mogliettina teenager con apparecchio di Leonardo diCaprio in Prova a Prendermi. Ma in questo film giganteggia sopra ogni cosa, è davvero incantevole, è una ventata di aria fresca, e sono veramente contento che la Disney abbia scelto di mettere sotto contratto un volto del genere. Ogni gesto, ogni sguardo, ogni movimento del corpo è pura perfezione: purtroppo il film non ha la statura di un Mary Poppins, altrimenti lei sarebbe da premio Oscar, sarebbe la nuova Julie Andrews. Per quanto mi riguarda, una delle migliori performance che abbia visto quest'anno al cinema (insieme alla Knightley di Espiazione). Occhi incredibili.
Patrick Dempsey cerca come un disperato di essere George Clooney, e in parte ci riesce (con meno ironia dell'originale però). James Marsden ha a che fare con un personaggio abbastanza noiosetto, ma la performance è sublime. Timothy Spall è ormai incastrato in ruoli del genere (vedi Harry Potter): peccato.
La colonna sonora di Alan Menkel (La Sirenetta, Aladdin, La Bella e la Bestia) è strepitosa, le canzoni sono splendide, ma i numeri musicali non sempre riusciti.
Il film insomma non è un capolavoro, ma rende comunque degno questo Natale.
Amy Adams è una rivelazione, è di una bellezza e di una bravura straordinarie, è una festa per gli occhi e per il cuore. E la profondità che leggi nei suoi occhi cela la malinconia di cui parlavo all'inizio: quando Giselle, finita in questo mondo dove nessuno riesce a vivere per sempre felice e contento, inizia a cambiare e a diventare come noi esseri umani, tristemente ci accorgiamo di preferirla nell'altra versione, quella pura e vergine di quando ancora credeva alle canzoni come dichiarazioni d'amore, quando cercava il castello tra i grattacieli di New York, quando era alla ricerca della sua vera casa, dove gli scoiattoli, puoi giurarci, ti aiutano a cucire vestiti e a mettere in ordine il tuo albero cavo.
B-
