giovedì, 31 gennaio 2008

Ultimamente sogno la gente morta.
Tipo Patricia Arquette in Medium.
O tipo il bambino del Sesto Senso.
A pensarci bene, anche l'altro giorno a pranzo ho avuto alcune avvisaglie di sesto senso.. Cioè, ho lasciato la pasta a bollire sul fuoco per circa 40 minuti, e il mio sesto senso mi diceva chiaramente che l'avrei ritrovata scotta. E così è stato.

A volte mi faccio paura.
Ecco, probabilmente sto davvero sviluppando il sesto senso, un pò come i cani, le donne e i pazzi.
E la cosa mi terrorizza, cioè, non voglio assolutamente essere una persona con poteri soprannaturali.
Nonononono.
Cioè, già mi bastano le distrazioni della vita quotidiana (la televisione, le riviste, gli uccellini che cinguettano, la televisione, le persone sulla metro, la televisione), ci manca solo che adesso anche gli spiriti abbiano bisogno di comunicare con me.
Io un pò non ci sto e sì, sono un pò shockato.
Tipo questa notte ho sognato il mio cane Melo, che sicuramente adesso in paradiso starà sgozzando qualche papera o sfregiando qualche putto (erano i suoi hobby del cuore). Lo portavo a spasso per il parco di Monza, e fortunatamente non ha cercato di comunicare con me. Cioè, in realtà non ha mai comunicato con me, insomma, è un cane. I cani non comunicano, i cani abbelliscono la casa, come tutte le bestie da compagnia del resto.
Sta di fatto che ora comincio ad aver paura ad addormentarmi, un pò come Heather Lagenkamp in Nightmare - dal profondo della notte (che tra l'altro quel nazi di Michael Bay ha deciso di rifare, ma dico, stiamo scherzando!? è veramente una vergogna che io sicuramente vedrò).
A parte questa mia trasformazione in sedicente mago (spero ben presto che mi troverete in qualche televisione locale con candele e pendolini), nella buona tradizione del giovedì, non sta accadendo niente di rilevante. Oggi è tipo il compleanno di Justin Timberlake, cioè, capite, non si può scrivere un post quando non accade niente di interessante.
Sì ok,Britney è in ospedale.
Ma capirai, quella passa più tempo in corsia che da Starbucks.

Lallallallà.

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martedì, 29 gennaio 2008
La notizia culto dell'ultim'ora è che sono stato nominato nella categoria Best Graphic Designer and Very Beautiful Template Forever And Ever (anche conosciuta come Miglior Grafica) agli Z-Blog Award di Mister Sw4n.
Ora, da una parte sono abbastanza sconcertato, cioè, è un pò come se Britney Spears fosse nominata come Best Mother of the Year, o come se Hilary Swank fosse candidata come Best Actress. ...sì.
Dall'altra parte però sono anche molto contento, in quanto in questa categoria i miei concorrento sono praticamente tutti degli sconosciuti. E per sconosciuti intendo probabilmente dei geni di internet, dell'HTML e di Photoshop. In ogni caso, merito di vincere.
Sì, penso sia giusto che un blog la cui grafica è stata fatta con Paint debba vincere la categoria Best Graphic.

Z-Blog Awards, Sw4n powered: Nominee

E' tutto.
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martedì, 29 gennaio 2008

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La baguette-bassotto penso sia il nuovo trend dell'estate: confezionata a mano, vera pelle, disponibile in tre colori moda (brown,black,red).
Costa 125 sterline e la si può acquistare qui.
Del resto devo ammettere di non amare particolarmente lo shopping.
Cioè, più che non amare è proprio una questione di affinità elettive. Io e lo shopping non ci capiamo, siamo due insiemi che non hanno intersezione, siamo due rette parallele che non si incontrano mai, siamo Hilary Swank e il talento.
La verità è che comprare mi mette l'ansia, mi provoca conati di turbamento che nemmeno la sigla di Chi l'ha visto?. Il problema fondamentale sta nel fatto che io odio scegliere.
Ebbene sì, io sto allo shopping come Brooke Logan sta ai pene-muniti della famiglia Forrester.
E prima voglio Nick, e poi ci ripenso e torno con Ridge, ma poi preferisco Thorne, ma mi accorgo all'ultimo momento di non disdegnare nemmeno Eric. Guardate che è una vita d'inferno.
Io non so scegliere, mi faccio prendere dal pathos, dall'incertezza del momento, a volte ho crisi di pianto e perdo i capelli a ciocche dentro i negozi. Io non vi auguro di venire a fare compere (facciamo tornare in auge l'espressione "fare compere"?) con me, perchè da amabile Memole quale sono nella vita di tutti i giorni, mi trasformo in gigantoscopico ed indolente lamentevole rompipalle.
Comunque non volevo parlare di questo.
Mercoledì è il compleanno di mio padre, e a quanto ho capito ci sarà un gran cenone da Gala nella sala da pranzo imperiale di casa sua. Ora, io voglio bene a mio papà, ma il nostro rapporto è caratterizzato da una certa inibizione sentimentale reciproca.
Tipo che a Natale io gli ho regalato uno zerbino e lui un assegno a vuoto.
Mercoledì ci saranno anche tutti i parenti rimasti del mio casato, cioè, sarà proprio un avvenimento  epocale, tipo che se non viene l'inviato di Michele Cucuzza ad intervistarmi io un pò mi offendo. Devo quindi fare un bel regalo, solo che mio papà è tipo mentalmente disturbato a proposito: se il regalo infatti è troppo o troppo poco rispetto alle sue aspettative, la sua reazione può essere davvero psicologicamente devastante, come quella volta che dopo aver dato un'occhiata veloce al libro che gli avevo regalato, dopo aver dissimulato un sorriso di circostanza, immediatamente e soprattutto davanti ai miei occhi l'ha consegnato nelle mani di mia zia (sua sorella) dicendole: "questo tienitelo tu, io non lo leggo".
Quest'anno quindi penso di optare per i meravigliosi To-Do Tattoo (che si possono acquistare qui), dei veri e propri tatuaggi-trasferelli per segnare sul proprio corpo la lista della spesa (e moltre altre amenità).
Un regalo geniale e perfetto per mio padre, che è assolutamente incapace di fare la spesa.
Come me del resto, che ieri ho speso 81 euro all'Esselunga, 25 dei quali in voulevant.
Io amo i voulevant.
Potrei vivere di voulevant.
Viva i voulevant!

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lunedì, 28 gennaio 2008

Tanto lo sapevate che sarebbe successo.
La Grande Regina ha finalmente moltiplicato i pani e i pasci, ha diviso le acque e scagliato la sua sfera Pokè: che le Cronache di Mària abbiano inizio!
Dunque, le squadre sono state formate, e ora tocca a noi, umili e passivi spettatori, servetti traci al cospetto dell'Illuminata, prendere posizione in questa lotta fraticida! Sì perchè lo so che molti di voi fanno gli intellectual chic che guardano solo Ballarò e la Gabanelli e snocciolano Jung e De Gregori con disinvoltura, ma che poi la sera vanno a viados ecuadoregni sulla statale dei Giovi (non so quale sia il nesso logico della frase che ho appena detto, ma fa molto Frankie Hi-NRG, denuncia sociale, respect, abbasso l'ipocrisia ecc ecc).
In ogni caso, vediamo un pò chi voterò.

SQUADRA BIANCA
Roberta. La odio, deve bruciare viva. Però è brava. Però la odio. Però è brava. Mi sento lacerato come quando Stephanie Forrester ha finto l'infarto e non sapevo se amarla per quanto è pazza od odiarla per quanto è cattiva dentro.
Simonetta. A parte i capelli che mi istigano un sano senso di tubercolosi, la ragazza mi piace. Ha il carisma di un coleottero, ma piace un tot.
Susy. Capello bi-color unto forever, la mia preferita, una donna, un cappone.
Giulia. E' brava eh, per carità. Però è un uomo. Ma un uomo tipo che rutta al bar dopo aver bevuto una pinta di bionda e che si scaccola le dita dei piedi con l'unghia lunga del mignolo. Un uomo così. Tipo che mangia i fagioli dalla scatola di latta.
Pasqualino. Inutile ed incapace, e vagamente somigliante ad una rana toro. Oltrechè falso farabutto ingannatore (ma questa è un'altra storia).
Giuseppe. Deve avere lo stesso QI di quel triceratopo di cartapesta che c'è al museo delle scienze naturali di via Palestro.
Antonino. Un pò mi piace, anche se si rifà le sopracciglia ad ali di gabbiano che neanche Christina Aguilera.

SQUADRA BLU
Marta. Allora, l'ho sempre odiata, però è talmente un'arrogante stracciacazzi che comincia a piacermi. Poi è nemica giurata di Roberta, quindi un pò le voglio bene di default. Canta di merda, ma il talento penso sia un dettaglio all'interno di questa epopea.
Cassandra. La odio. La odio come nessun altro al mondo in questo momento. Cioè, tipo Bin Laden è secondo in graduatoria, prima c'è lei.
Gennaro. Inutile e cretino.
Francesco. Non so come faccia ad essere arrivato al serale.. l'ho visto ballare mezza volta, poi s'è rotto il menisco ed è rimasto in convalescenza 5 mesi senza fare niente. E' espressivo come un chichuahua.
Marco. Ignorante pecoraro.
Marina. Un pò mi piace, un pò è a rischio odio supremo. Però a recitare è piuttosto brava, e per piuttosto brava intendo che potrebbe benissimo fare qualche film tipo di Federico Moccia (sì, adesso fa anche i film).
Maria Luigia. La suprema incontrastata vincitrice morale del programma. La regina dei reietti, la martire delle campagnole, la sublime combattente in nome della luna. La mia preferita.

Davvero, non posso credere che stia per cominciare un'altra scoppiettante edizione delle Cronache di Mària. Mi sento come dopo aver bevuto due Negroni.. il mondo gira e vedi tutto sfuocato e non hai più la cognizione del tempo. Vedremo di nuovo i favolosi vestiti della Regina, le mirabolanti coreografie del Gobbo di Notre Dame (conosciuto anche con il nome di Leon), la bionda slavata nel pubblico, la professora.. che giorno di gaudio! Chissà se rivedremo Ezra Pound il pianolista pazzo.. già mi manca..

Ma intanto, mentre rifletto profondamente su quale personaggio scagliare le mie maledizioni preferite (Piorrea istantanea! Cagotto fulmineo! Prolasso del testicolo!), ho deciso che questo cane deve essere mio.

E' stupido, aggressivo e completamente distruttivo, praticamente la mia esatta definizione di cane da compagnia.

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domenica, 27 gennaio 2008
E' difficile trovare le parole giuste per questo film.
Sono passate quasi 48 ore dalla visione, e ancora faccio fatica a mettere insieme i pensieri.
Il fatto è che non sono più abituato a film di questo tipo. E non mi riferisco ai temi trattati, o alla sua sceneggiatura cantata, quasi una poesia, o ancora ai suoi tempi lunghi e i ritmi dilatati.
Into the wild è quasi un trattato di etica, è un film integro, immacolato, dalla moralità altissima, come raramente mi è capitato di vedere in questi ultimi anni (penso a Malick ad esempio, l'unico con cui possa fare dei paragoni).
La pellicola è assolutamente discutibile per i suoi contenuti, e il senso ultimo del film può essere condivisibile o assolutamente respinto dallo spettatore, ma quello che rimane è un'esperienza di cinema, di cinema puro, come forse solo negli anni '70 era possibile fare.
Into the wild è percorso da una sacralità pervasiva, un senso religioso che permea altissimo l'intera durata del film, 140 minuti che non si fanno sentire assolutamente (e io sono del partito 90 minuti e bon).
E' facile dire che il viaggio di Christopher McCandless sia un viaggio spirituale ed interiore piuttosto che fisico, ma personalmente mi piace leggere il film come un viaggio vero e proprio che il protagonista consuma (e si consuma) attraverso quelli che sono i luoghi simbolo dell'America che si sta perdendo.
E' quasi un percorso a ritroso nel tempo, un'Odissea (il viaggio verso "casa" preceduto da innumerevoli incontri che cambieranno i destini di tutti) che parte dal Capitalismo e termina nella Libertà, la vera home sweet home di Christopher.
Emile Hirsch (per me indimenticato protagonista di La ragazza della porta accanto) è di significativa bravura, ed è un peccato che l'Academy abbia snobbato un'interpretazione così piena di vita, di energia, di tremenda passione. Eccellenti tutti i comprimari, a cominciare dalla sempre affidabile Catherine Keener e da Hal Holbrook nel ruolo di un anziano solitario che sfido chiunque a non amare. Splendido.
Ma soprattutto, Into the wild è un film di regia (e di montaggio).
Sean Penn è un autore che sa quello che vuole dire, e lo dice senza tanti giri di parole. Lo stile caldissimo, partecipativo, l'amore per la narrazione, ma soprattutto la forza disarmante delle idee che mette in campo fanno pensare ad un regista maturo e destinato. Dopo lo splendido (e forse superiore) La Promessa, Penn si conferma davvero come uno dei talenti più poliedrici e "sani" del cinema contemporaneo.
Da segnalare la strepitosa colonna sonora del film, che attinge a piene mani da tutto l'universo folk americano, con le meravigliose canzoni originali di Eddie Vedder (da pelle d'oca Guaranteed).
Into the wild non è certo un film semplice e dal rapido consumo.
La sceneggiatura rimane forse troppo criptica ed eccessivamente poetica, a tratti poeticizzante (e ciò irrita abbastanza il sottoscritto). La fotografia di Gautier è interessante, e i landscapes americani sono quello che sono, di una bellezza divina, ma ho trovato il lavoro della fotografia troppo ruffiano ed eccessivamente deciso a convogliare nello spettatore una chiave di lettura, imprigionandolo in un punto di vista obbligato. Sinceramente vorrei dare un voto più alto alla pellicola, ma il mio metabolismo è molto lento, e in questo caso, c'è bisogno d'aspettare.
Quello che resta è un film che sa d'antico, che è libero nel senso più profondo della parola, un film che è nato per essere un culto, e che, diamogli tempo, lo sarà senz'altro.
B

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venerdì, 25 gennaio 2008

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Ma non le volete male?
Il fatto è questo, più la vedo più la odio, più la odio più voglio vederla.
E' un circolo vizioso, non posso farci niente, è un pò come vedre un film porno con gli animali, cioè, ti provoca conati di vomito ma non puoi fare a meno di guardare ogni singola scena mettendo in pausa nei momenti clou. Poi vederla vestita come un Dunkin' donut mi fa venir voglia di prendere due tizzoni ardenti e cavarmi gli occhi.
O, in maniera molto più razionale, scrivere una poesia di Keats sulla sua faccia con una fiamma ossidrica.
Detto questo, penso che in quanto somma autorità nel campo dell'opinionismo politico, dovrei dire due parole sulla caduta del governo, che secondo me è un fatto davvero esilarante.
E per esilarante intendo abominevole.
E per abominevole intendo che ho già voglia di cambiare canale e guardare l'Italia sul Due con la Lanfranchi.
Il fatto è che io ho bisogno di regole, ho bisogno di avere un leader, ho bisogno di essere comandato, cioè insomma, in un rapporto s/m io sarei lo slave (parlo in maniera puramente ipotetica...   sì. ).
Quindi fondamentalmente mi sentivo un pò al sicuro ad avere un capo dello stato che lentamente ci mandava in rovina, cioè, era una decadente sensazione di andare allo sfascio che mi metteva tanta serenità addosso.
Ecco, il problema è che ora mi sento allo sbando, mi sento come Amy Winehouse senza crack, cioè, ora che è caduto il governo mi farei biondo e girerei per Milano in mutande con le mani e i piedi insanguinati.
Cioè, e adesso chi voto?
Mi stanno tutti sulle palle, e Capezzone non è più quel bel giovine che era un tempo (sì, io voto in base alla bellezza del logo del partito o dell'esponente politico).
Quindi boh, farò come fa mio padre che quando entra nel seggio infila nella scheda elettorale una fetta di mortadella per protestare contro il sistema.

Buon weekend.

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etichette:nonsense, celebrity skin
mercoledì, 23 gennaio 2008

E' morto Heath Ledger.

E' così, una cosa fondamentalmente semplice, come dire, succede piuttosto spesso che la genta muoia, sapete, il cerchio della vita, Ivana Spagna e la giostra che va, tutte quelle cose lì che capitano a questo mondo insomma.
Eppure abituarsi alla scomparsa di qualcuno è probabilmente impossibile.

E' scorretto e profondamente cinico dirlo, ma la verità è che non siamo affatto tutti uguali.
Ci hanno sempre detto che ogni essere umano è uguale all'altro, che siamo tutti fratelli e che bla bla bla.
Ma non è così.
E non sto parlando di Heath Ledger o delle celebrità o di chissà quale uomo di valore.
Io non so cosa renda le persone speciali, o perchè una determinata persona sia migliore di un'altra. Forse è una domanda che prevede milioni di risposte e di variabili, o forse è semplicemente qualcosa che non andrebbe mai chiesto.
Heath Ledger per me era una brava persona, forse un pò psicoschizzata e tipo che chiudeva la porta di casa quattro volte o non calpestava mai le righe tra le piastrelle della cucina, ma l'ho sempre immaginato come qualcuno in grado di provare emozioni forti, una persona onesta e appassionata.
O magari era semplicemente un'altra testa di cazzo, la verità è che io non ho la minima idea di che persona fosse.
Eppure stamattina, appena ho appreso la notizia, ho sentito davvero che una piccola infinitesimale porzione della mia anima se ne volasse via.
Poi si torna razionali, il lavoro, il mondo che continua a girare.
Tutto rimane identico ma tutto cambia.

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etichette:idols, so shocking
martedì, 22 gennaio 2008

MIGLIOR FILM
Espiazione
Juno
Michael Clayton
Non è paese per vecchi
Il Petroliere

Lo shocker del giorno è la completa mancanza d'amore dell'Academy per il film di Sean Penn Into the wild.. Non me l'aspettavo proprio. Juno risorge (con una sorprendentissima e sconvolgente candidatura anche per la regia di Jason Reitman, considerando che hanno lasciato fuori Joe Wright, regista di Espiazione, di gran lunga più costruito e strutturato), così come lo stesso Espiazione, che dopo la vittoria ai Globes vede consolidare il proprio status. Ed incredibilmente, quella che doveva essere una guerra a due (Non è paese per vecchi vs. Il petroliere) diventa una guerra a 5: per la prima volta da anni non esiste un favorito.
Altri shocker:
Tommy Lee Jones per Nella valle di Elah
L'esclusione di Angelina Jolie
Surf's up come miglior film d'animazione (e i Simpsons? Bee Movie? Shrek Terzo?)
5 candidature per Ratatouille!!!! Finalmente qualcuno riconosce che il miglior film dell'anno può essere anche un film d'animazione!!

Tutte le nominations le puoi trovare qui.

Devo riflettere.
Comunque domani torno il Filo normale, e tipo suppongo parleremo di Amy Winehouse che si fa di crack o delle extenscion di Britney. Magari ci scappa pure qualcosa sul trans del GF8, chi può dirlo.
Ah, mi sono scordato di dirvi che domenica sera ho ricevuto la prima proposta di matrimonio della mia vita. Ta-dah!


L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford

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etichette:awards
lunedì, 21 gennaio 2008

Dunque, è quella parte dell'anno.
E come ogni santissimo anno, io mi trasformo.
Mi trasformo in una di quelle beste con gli occhialini, i capelli unti, l'acne, la camicia chiusa fino all'ultimo bottone, i pantaloni con le bretelle e il bloc notes.
Mi traformo in un secchione nerd.
Ebbene, devo confessarlo: io sono un totale fanatico degli Oscar, io sto agli Oscar come Britney Spears sta ai Tacos. Perdo ogni senno, piango, mi graffio la faccia.. cioè, divento una persona squilibrata.
Domani, 22 gennaio verranno rese note le nominations dell'80° edizione degli Academy Awards, e vi dico fin da subito che questo blog diventerà piuttosto monotematico. Quindi cioè, vi capisco se per il prossimo mese vorrete abbandonarmi ai miei spasmi mentali, o mi lascerete nella solitudine della mia follia, cioè, non me la prenderò.
E per non me la prenderò intendo che dovrete cominciare a guardarvi alle spalle la notte.
Ecco uno dei momenti fondamentali della mia vita, ovvero le mie previsioni ufficiali delle nominations di domani (oh mio dio si parte! come sono emozionato!):

Miglior Film
Il 2007 è stato un buon anno per il cinema, di certo superiore allo scorso 2006. La gara è ancora incredibilmente aperta, almeno 8 film si contendono i cinque posti in palio. Le uniche certezze dovrebbero essere il film dei fratelli Coen (Non è paese per vecchi) e Il petroliere di Anderson, entrambi con il maggior numero di premi vinti finora nei vari awards che precedono gli Oscar. Il resto è tutta una scommessa: io punto sul liberale e anarchico film di Penn che l'Academy ama, su Michael Clayton che è andato benissimo al boxoffice, e poi rischio con il film francese di Julian Schnabel, andato benissimo ai Golden Globes. Lascio fuori dalla cinquina (e forse sbaglio) l'indipendente Juno, che sta sbancando i botteghini e potrebbe essere il Little Miss Sunshine di quest'anno.
Le mie nominations vanno quindi a:
Into the wild
Michael Clayton
Non è un paese per vecchi
Il petroliere
Lo scafandro e la farfalla

in alternativa: Juno

Miglior Regista
Difficilmente nella storia degli Oscar i registi nominati sono gli stessi dei film in lizza. Schnabel ha vinto ai Globes, quindi è dentro di sicuro, come i Coen e Anderson. Punto quindi su Sean Penn, che effettivamente è l'anima del suo film e poi rischio con Tim Burton, che ha vinto il National Board of Reviews e soprattutto ha fatto il film "maturo" che l'Academy stava aspettando per poterlo premiare. Dopo un ventennio di carriera, sarebbe anche ora di riconoscere il talento di uno dei registi più significativi del panorama americano. E Hollywood questo lo sa.
Paul T. Anderson (Il petroliere)
Tim Burton (Sweeney Todd)
Joel, Ethan Coen (Non è un paese per vecchi)
Sean Penn (Into the wild)
Julian Schnabel (Lo scafandro e la farfalla)
alt: Tony Gilroy (Michael Clayton)

Miglior attore protagonista
Qui la gara è abbastanza chiusa. Daniel Day Lewis ha già la statuetta in mano, considerando che ha vinto praticamente tutto quanto era disponibile sul mercato. Clooney è il golden boy americano, praticamente l'attore più amato dalla Hollywood democratica, quindi consideriamolo una certezza. Mortensen dovrebbe farcela anche tenendo conto della scandalosa dimenticanza di due anni fa per A history of violence, un film infinitamente superiore alla promessa dell'assassino. Hollywood cerca sempre di rimediare così ai suoi errori del passato. E infine, come ogni anno, ci vuole un volto nuovo: conto dentro Emile Hirsch, che da solo regge il suo film intero.
George Clooney (Michael Clayton)
Daniel Day-Lewis (Il petroliere)
Johnny Depp (Sweeney Todd)
Emile Hirsch (Into the wild)
Viggo Mortensen (La promessa dell'assassino)
alt: Mathieu Almaric (Lo scafandro e la farfalla)

Miglior attrice protagonista
La lotta quest'anno è tra Julie Christie (a cui vanno i miei favori) e Marion Cotillard, e in entrambi i casi si farà la storia del cinema. I premi finora sono stati spalmati tra queste due attrici, che si contenderanno la statuetta. Conto dentro anche la nuova promessa Ellen Page, che è la proposta cool dell'Academy, Angelina Jolie (fattore celebrità+impegno+biopic) e infine la ubiqua Cate Blanchett, per cui l'Academy ha un debole devastante (Cate Blanchett is the new Renee Zellweger), per cui qualunque cosa faccia è da premiare.
Cate Blanchett (Elizabeth: the golden age)
Julie Christie (Lontano da lei)
Marion Cotillard (La vie en rose)
Angelina Jolie (Un cuore grande)
Ellen Page (Juno)

alt: Laura Linney (La famiglia Savages)

Miglior attore non protagonista
Anche in questo caso, la gara è piuttosto chiusa. L'Oscar sarà vinto da Javier Bardem, ormai è abbastanza sicuro. Seymour Hoffman è il darling degli Oscar, quindi contiamolo dentro, così come Wilkinson. Holbrook è il tipico caratterista anziano che gli Oscar amano "ringraziare" con una nomination, infine Affleck è la nuova leva (considerando poi che il 2007 è stato il suo anno con ben tre film).
Casey Affleck (L'assassinio di Jesse James)
Javier Bardem (Non è un paese per vecchi)
Philip Seymour Hoffman (La guerra di Charlie Wilson)
Hal Holbrook (Into the wild)
Tom Wilkinson (Michael Clayton)
alt: Paul Dano (Il petroliere)

Miglior attrice non protagonista
Quest'anno Cate Blanchett avrà due nomination, è raro ma succede (come Julianne Moore 5 anni fa). La Keener non va mai sottovalutata a livello di potenziale da Oscar, mentre la Swinton finalmente vedrà consacrata la sua carriera. La Ronan è una ragazzina di incredibile talento, e l'Academy adora fino alla morte vedere i bambini al Kodak Theatre (vedi Abigail Breslin l'anno scorso). Amy Ryan ha vinto un sacco di premi per il suo ruolo in Gone baby gone, ma quest'anno probabilmente l'Oscar andrà ancora una volta a Cate Blanchett, già vincitrice 3 annif a per The Aviator. Noioso, lo so.
Cate Blanchett (Io non sono qui)
Catherine Keener (Into the wild)
Saoirse Ronan (Espiazione)
Amy Ryan (Gone baby gone)
Tilda Swinton (Michael Clayton)

alt: Ruby Dee (American Gangster)

Sceneggiatura originale
La famiglia Savages
Juno
Michael Clayton
Molto Incinta
Ratatouille

Sceneggiatura non originale
La guerra di Charlie Wilson
Into the wild
Non è un paese per vecchi
Il petroliere
Lo scafandro e la farfalla

Miglior Montaggio
The Bourne Ultimatum
Michael Clayton
Non è un paese per vecchi
Il petroliere
Sweeney Todd

Miglior Fotografia
Roger Deakins - L'assassinio di Jesse James
Roger Deakins - Non è un paese per vecchi
Robert Elswit - Il petroliere
Janusz Kaminski - Lo scafandro e la farfalla
Seamus McGarvey - Espiazione

Miglior Scenografia
Espiazione
Hairspray
Harry Potter e l'Ordine della fenice
Il petroliere
Sweeney todd

Migliori Costumi
L'assassinio di Jesse James
Espiazione
Elizabeth: The golden age
Hairspray
Sweeney todd

Miglior colonna sonora
Michael Giacchino - Ratatouille
Johnny Greenwood - Il petroliere
Alberti Iglesias - Il cacciatore di aquiloni
Dario Marianelli - Espiazione
Alan Silvestri - Beowulf

Miglior Sonoro
300
Beowulf
Il petroliere
Sweeney Todd
Transformers

Miglior montaggio sonoro
300
Beowulf
The Bourne Ultimatum
La bussola d'oro
Transformers

Effetti speciali
La bussola d'oro
Pirati dei Caraibi: Alla fine del mondo
Transformers

Miglior Make up
Pirati dei Caraibi: Alla fine del mondo
Sweeney Todd
La vie en rose

Film d'animazione
Persepolis
Ratatouille
The Simpsons Movie

In conclusione, 7 nomination per Sweeney Todd mi sembrano troppe, mentre forse ho sottovalutato eccessivamente sia Juno che Espiazione (che ha pur sempre vinto il Golden Globe come miglior film), e soprattutto La guerra di Charlie Wilson. Ho completamente escluso da qualsiasi categoria Quel treno per Yuma e American Gangster, entrambi piuttosto amati oltreoceano. La categoria miglior canzone non l'ho contemplata, perchè sinceramente andrei del tutto a caso.

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E' tutto.

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etichette:awards, adorerrimo
domenica, 20 gennaio 2008

Sì grazie, ma no grazie.
American Gangster è un film mediocre travestito da gran sera.
Chi lo ama potrebbe descrivere la pellicola come l'illustrazione della disonestà pervasiva della nostra società, o come il ritratto di quello che si nasconde alle fondamenta del sogno americano, ma francamente mi sembra solo un modo di colorare di profondità un film che non riesce a penetrare davvero la scorza delle proprie affermazioni.
E nemmeno ad emozionare davvero.
Sicuramente ha i suoi momenti, e non è privo di un certo talento narrativo (soprattutto nella seconda parte).
La sceneggiatura di Steven Zaillian (Syriana) è pulita e significativa, per quanto mai davvero incisiva o sensibilmente ambigua.
Il problema fondamentale sta probabilmente nell'incapacità di infondere un reale interesse nello spettatore, che per tutta la lunghezza del film (e il film dura insopportabilmente troppo) rimane confinato nel proprio ruolo contemplativo: non gli si richiede insomma nessuna forma di partecipazione emotiva o intellettuale.
Per capire i deficit di questo film basta paragonarlo con il più recente (e infinitamente migliore) film gangsteristico The Departed, che non solo è accessibile e oggettivamente avvincente, ma fa del proprio genere cinematografico il simbolo di un intero sistema etico e morale, cosa che American Gangster non riesce a fare.
Denzel Washington è il solito ottimo Denzel Washington nei panni di Frank Lucas, l'autista-divenuto-narcotrafficante che creò un impero negli anni '70 smerciando eroina di qualità altissima ad un prezzo più basso. Performance solida anche quella di Russell Crowe, protagonista in seconda, poliziotto incorruttibile dalla moralità integerrima.
Ma nonostante questi due grandi nomi a che si giocano l'attenzione dello spettatore, a rubare la scena sono tutti i comprimari. Splendido Chiwetel Ejiofor, un attore dal range interpretativo spaventoso, adorabile Ruby Dee nel ruolo assolutamente ambiguo ma irresistibile della madre di Frank Lucas, e di rara bellezza la quasi esordiente Lymari Nadal, solo per citarne alcuni. Un lavoro di squadra davvero eccellente.
Come dicevo all'inizio, è il travestimento che gioca un importante percentuale nel successo (almeno economico) di questo film: la fotografia (troppo virata per i miei gusti) è comunque notevole, ma sono soprattutto le scenografie curatissime e i lussureggianti costumi a farla da padrone, a descrivere perfettamente un'epoca e uno status. Gloriosi. 
Ridley Scott insomma ha fatto di meglio (ma anche di peggio) nella sua carriera, e American Gangster non passerà certo agli annali della storia del cinema. Rimane un episodio di ottima fattura ma senza una vera anima, e quel che è peggio, incapace di alzarsi al di sopra della storia raccontata.
La storia non è certo della massima originalità, ma si sa, quello che conta è come la si racconti.
E qui, Ridley Scott ci mette forse poca passione.
C+

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