sabato, 31 maggio 2008
Da spettatore, il senso generale che si percepisce è quello di un'operazione fatta per permettere a quattro attrici incapaci di crearsi una carriera dopo il folgorante successo della loro serie tv di ritornare alla ribalta e assicurarsi una pensione serena. Come dire, lucrare, lucrare, lucrare.
Il che non è per forza un difetto.
E certo, tutti voi potrete obiettare che il cinema esiste nel 99% dei casi unicamente per far circolare i quattrini. Ma ecco, in questo caso si vede. O meglio, non si vede altra motivazione, non sembra esistere ragione alcuna per cui valesse la pena resuscitare un concetto tanto cult quanto anni '90 come questo.
Un bel film? Forse.
Un buon film? Assolutamente no.
La prima cosa che mi ha colpito è l'estrema fedeltà alla matrice telefilmica. Non solo per la storia, ma addirittura per tutto il corollario tecnico/artistico, possiamo tranquillamente dire che Sex and the city Il Film è praticamente la settima stagione ufficiale del telefilm. Non c'è alcune re-invenzione di linguaggio, il passaggio da piccolo a grande schermo non ha comportato alcun cambiamento. E forse, a mio avviso, è questo l'errore più grave e imperdonabile della pellicola: è come se avessero pompato all'estremo una puntata da 40 minuti del serial, rendendo leggermente più patinata la fotografia, aumentando il budget, e allungandone la durata. E i titoli di testa che riassumono la storia dello show tv sono un pò tristini.
Il problema è che cambiando il media di riferimento, era necessario cambiasse anche il linguaggio utilizzato, soprattutto se ci soffermiamo sulla regia decisamente piatta e noiosa di Michael Patrick King (creatore della serie). E' brutto da dire per un film come questo, ma Sex and the city manca completamente di stile: se non fosse per le quattro protagoniste, la pellicola non ha davvero niente di speciale.
Passiamo dunque a loro, la vera raison d'être del film.
Forse è anche stupido da parte mia aspettarmi qualcosa di nuovo da quattro personaggi (e non quattro persone), e devo essere sincero con me stesso, non posso certo criticarne la bidimensionalità o la mancata evoluzione psicologica perchè non avrebbe alcun senso: sono quattro monoliti, sono quattro caratteri, quasi maschere da teatro veneziano (la complessa, la ninfomane, la frigida, la snob), ed è giusto che rimangano così. Ed effettivamente sono personaggi che reggono bene il gioco, divertono, sollevano polemiche con i loro comportamenti tanto idioti quanto umani. Amate od odiate che siano, sono identità ben sviluppate, superficiali ma del tutto godibili. Per quanto mi riguarda, ho trovato particolarmente sacrificato il personaggio di Miranda e soprattutto di Charlotte, ma del resto è così anche nel telefilm, quindi c'è poco di cui lamentarsi. Gli uomini praticamente non hanno vita, ma vabbè, tanto non c'è Aidan, quindi a me che me frega degli altri..
Punto debole della pellicola rimane la sceneggiatura estremamente sciocca e sorprendentemente superficiale. Quello che davvero colpisce è l'estrema banalizzazione, quasi volgarizzazione dei sentimenti, cosa che mai era successa nei 7 anni di trasmissione televisiva: non voglio rivelare dettagli della trama, ma le risoluzioni amorose di questo film lasciano davvero a bocca aperta per quanto sono sciocche.
Samantha è l'elemento comico del film quindi in linea di massima riderete se vi fanno ridere le sue esternazioni sessuali: personalmente non mi scompiscio per le sue battute sugli uccelli, il dentice di Dante, la foresta tra le gambe eccetera eccetera. In generale comunque la comicità del film diciamo che tende più verso Boldi e DeSica che verso Woody Allen.
Insomma, Sex and the city è tristemente un film che non ha nulla di speciale, nè particolarmente brillante, nè particolarmente brutto. Si trova lì, in quello spazio tra il mediocre e il carino. Vestiti, scarpe, borse, appartamenti da sturbo, un tripudio fashionista da frociarole impazzite, musica caruccia: sì ok, ma francamente a me non basta. Essenzialmente, manca al film un elemento fondamentale, che mai era venuto meno nelle sei stagioni televisive, quell'elemento che mi ha fatto innamorare dello show, che mi ha fatto ridere, piangere, amare New York.
Gli manca un'anima.
E questo sì, è imperdonabile.
C

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venerdì, 30 maggio 2008
Avete presente Le Affinità Elettive?
Quel bellissimo libro di Wolfgang Amadeus Goethe (sì insomma, lallallallà) dove un uomo e una donna s'innamorano perdutamente l'uno dell'altra pur essendo entrambi già sposati con illustri personaggi appartenenti alle più nobili famiglie austriache. Tedesche. Svizzere.. Prussiane...
Sì insomma, i dettagli non me li ricordo e la trama potrebbe non essere questa, ma ho letto il libro tipo in prima ginnasio mentre guardavo Macao e la Parietti su RaiDue, quindi c'è la sussurrata possibilità che io non abbia proprio colto l'essenza di questo baluardo del romanticismo.
Eppure ricordo che mi piacque parecchio, e soprattutto ricordo che imparai la parola inedia, e questa è una cosa che non ha prezzo. La parola inedia è effettivamente una parola meravigliosa.
Ci chiamerei così mia figlia. Inedia Rockfeller.
Insomma, praticamente la protagonista, mitica regina delle cretine, nonchè the original dramaqueen, s'è lasciata morire di fame a causa del suo amore impossibile.
La trovo una cosa meravigliosa.
Lasciarsi morire di fame, no davvero, splendido. Voglio morire anche io così, oppure in alternativa suicidandomi ingurgitando quattordici chili di purè di patate.
Tutto questo per dire che la nuova campagna pubblicitaria di Marc Jacobs con Victoria Beckham è esattamente la mia definizione di delizia. Di classe. Di eleganza.
Di idiozia.
Inedia! Inedia!

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Buon weekend e buona inedia anche a voi.
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mercoledì, 28 maggio 2008

Non mi importa che sia un plagio di Back to black.
Io sono completamente innamorato di Giusy e di questa canzone. Pochi cazzi, la vincitrice morale di X Factor (tra l'altro ho letto in rete che Tiziano Ferro, oltre ad aver scritto il testo di questo singolo vuole anche produrre il suo primo album). Ora Giusy per diventare davvero una mia icona deve solo cambiare nome all'anagrafe (suggerimento: Diva Regina Scarlatta), diventare anoressica, rifarsi un pò la faccia e scendere dalla limousine senza mutandine.
Ok basta, per il momento sopportatemi in questa veste, accarezzatemi in testa e ditemi sempre di sì, come si fa con i bambini autistici, grazie.

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martedì, 27 maggio 2008

Stavo pensando di scrivere un post solo con i testi di Baglioni.
Come fanno tipo le tredicenni con i Tokio Hotel, ecco, io farei la stessa cosa con Baglioni in questo periodo. Avete presente, tutte quelle cose glitterate, Diddl, cuoricini, angeli della morte. Non so perchè, ma le tredicenni associano i Diddl agli angeli della morte.
O alle donne nude. Tipo che i blog delle tredicenni sono piene di donne nude cyber punk con le ali ad angelo e le braccia tipo terminator. No, è veramente un mistero, al pari del Sacro Graal, solo meno noioso.
Vabbè in ogni caso, ultimamente piango quando ascolto Baglioni.
Tipo quando dice:
"avrai due lacrime più dolci da seccare
un sole che si uccide e pescatori di telline
e neve di montagne e pioggia di colline
avrai un legnetto di cremino da succhiare"
e c'è tutto sto climax pazzesco..
Alla parole legnetto di cremino scoppio in lacrime.
Che poi è proprio un'orribile discesa verso gli inferi della cultura: due anni fa leggevo Proust e ascoltavo i Sigur Ros, oggi guardo solo RTV e ascolto Baglioni. No seriamente, mi vergogno. Tipo sto superando il punto di non ritorno. Ci manca solo che mi metta a ridere per una battuta di Ficarra e Picone a Striscia la notizia, e potrei tranquillamente denunciarmi alle forze dell'ordine.
Comunque mi hanno detto che è un periodo davvero orribile per i pesci. Tipo che la luna è entrata nel trigono celeste di Marte Pescatore di asterischi o qualcosa di simile, cioè non lo so, non ho ascoltato bene. Sta di fatto che sta cosa delle stelle avverse mi rasserena.
Cioè, posso sempre dar la colpa all'universo, al cosmo, ai miei avi chessò. E io amo dare la colpa agli altri. E' una cosa che proprio mi fa sentire meglio, come quando sfido le persone più deboli di me, o quando incolpo qualcun altro per qualcosa che ho fatto io. E' liberatorio ed estremamente divertente, mi fa sentire accettato, non so come dire.
Ma evidentemente non è un periodo orribile solo per il segno dei pesci.
Questa notte hanno tentato di scassinare la finestra di mia nonna. E mia nonna non è pesci.. è tipo bilancia. Gemelli. Ariete. Insomma, non ho idea di che segno sia mia nonna, magari è Aspidistra.
No, com'è che si chiamava quel segno farlocco che tipo tre anni fa avevano scoperto? Cioè, mi ricordo che avevano detto al tiggì che tipo avevano scoperto un nuovo segno zodiacale. Era una cosa orrenda, no davvero, decisamente orrenda. Ecco, mia nonna magari è quel segno.
In ogni caso, il colpo non è avvenuto, cioè, probabilmente adesso i ladri stanno agonizzando in giardino, perchè mia nonna vive in una specie di enorme magione con i coccodrilli nel fossato, gli avvoltoi appollaiati sui torrioni, un branco di iene affamate libere in giardino e una piantagione di ortiche del Botswana al posto delle normali azalee. Davvero, mi spiace per quei poveri zingarelli in cerca di qualche posata d'argento.
Ah, ovviamente che siano zingarelli è una mia interpretazione degli eventi, ma siccome non ci sono prove a riguardo mi sembra normale e del tutto legittimo iniziare una caccia alle streghe contro i rumeni.

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lunedì, 26 maggio 2008

Prima di parlare del film, devo per forza dire due cose.
Sono due i film che mi hanno fatto amare il cinema in maniera così viscerale. E no, non elencherò nessuna pellicola di Jodorowsky o di Bunuel, perchè francamente, chiunque dica di aver amato il cinema guardando Antonioni o Godard o registi di questo tipo, beh, è semplicemente un gran bugiardo (o una persona davvero disturbata).
Io ho capito che il cinema fosse arte guardando proprio I predatori dell'arca perduta.
Ho avuto i brividi ascoltando John Williams, ho tremato davanti agli inseguimenti, alla nuova idea di montaggio, allo spettacolo assoluto che Spielberg mi ha regalato. Quindi per me, personalmente, questo quarto episodio è qualcosa di più di un semplice film, è come un ritorno alle origini, è come la riscoperta dei motivi che mi hanno portato ad essere ciò che sono.
La seconda cosa riguarda le recensioni: se c'è una cosa che odio è distruggere un film. Ma soprattutto distruggere l'idea, le aspettative, il clamore e l'attesa di vedere un film: chi ama davvero il cinema si nutre di queste cose, si nutre dell'attesa, della coda alla biglietteria, delle luci che si spengono prima della proiezione, del silenzio. E siccome Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo è uno dei film con una base di fan più ampia in assoluto, invito chiunque non l'abbia visto a non leggere questa recensione.

Detto questo, cominciamo.
Indiana Jones 4 è un film spaccato a metà. Anzi, la spaccatura arriva verso i 3/4 del film.
Prima dei venti minuti finali infatti, il film è assolutamente adorabile. E' caciarone, giocattoloso, divertente, pieno di battute spiritose, pieno di effetti visivi funzionali, inseguimenti clamorosi (strepitoso l'inseguimento nella foresta amazzonica: 10 minuti di meraviglia), momenti talmente over the top come solo Indiana e Co. possono permettersi.
La trama è poca cosa sinceramente: c'è poca storia, i comunisti al posto dei nazisti, i russi al posto dei tedeschi, la guerra fredda al posto della seconda guerra mondiale. Niente di esaltante, il soggetto è sicuramente inferiore a quello dei tre capitoli precedenti (forse al pari con il Tempio maledetto). Ma del resto, non si va a vedere Indiana Jones per essere istruiti, nè per apprendere, nè per essere coinvolti dal plot: si guarda Indiana Jones per cavalcare l'avventura. Punto.
E la prima ora e mezza è vera avventura: il prologo con la bomba atomica, l'apparizione di Shia LaBeouf e l'inseguimento in città, la straordinaria parentesi amazzonica. Gli effetti visivi sono splendidi e divertenti, le battute sono sempre al posto giusto, qualche lungaggine di troppo.
Quello che funziona poco sono sinceramente i personaggi di contorno: Karen Allen è piuttosto superflua, cioè, è carino rivederla in scena ed sfido chiunque a non trovarla adorabile, è solo che la sua è una parte davvero superficiale, una specie di macchietta che non ha vera ragione. Così anche per Shia LaBeouf SPOILER che poi scopriremo essere il figlio di Indiana Jones, e probabile prosecutore del franchise di Indiana Jones FINE SPOILER, e soprattutto per il villain di Cate Blanchett, personaggio già di per sè piuttosto sciocchino, ma ucciso letteralmente dal doppiaggio italiano.
Harrison Ford, grazie ai filtri sull'obiettivo e ad un lavoro sull'immagine che sarà costato quanto un'ora e mezza di effetti speciali, è un vero fico, e per vero fico intendo che me lo farei. Non ero particolarmente propenso a far resuscitare questa icona cinematografica, perchè vedere un eroe invecchiato è una delle cose più tristi in assoluto. Con il senno di poi, posso dire che ancora ha qualche carta da giocare questo vecchietto.
Insomma, la prima ora e mezza è spettacolo, è quello spettacolo che mi aspettavo.
Veniamo poi al cataclisma, gli ultimi venti minuti.
Io so che Spielberg ha dei problemi con i finali: Salvate il soldato Ryan, AI, La Guerra dei Mondi, The Terminal.. Spielberg sembra incapace a dirigere dei the end, sbrodola, sbrodola come un labrador affamato. E qui uguale, la fine di Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo è quasi atroce. Dove volesse andare a parare, io l'avevo capito già dopo mezzora di film: iniziano a suonare i miei campanelli d'allarme, e ahimè, ho fatto centro. Ma non sono un genio neh, se conoscete Spielberg, sapete benissimo quale sia uno dei suoi punti deboli.
Ed è un vero peccato. Troppo uso di CGI, che per un prodotto come Indiana Jones è una vera bestemmia, troppa inverosimiglianza non gustificata, troppo insensatezza, buchi di sceneggiatura, un delirio audio-visivo che non ha giustificazioni. Nel tentativo di non deludere i fans hanno pompato il film oltre la sua capienza: e per questo, senza alcun controllo, il film deborda.
E distruggere i venti minuti finali di una pellicola significa far dimenticare quanto di bello c'era nella prima ora e mezza.
E la bella, luminosa fotografia del fedele Janusz Kaminski non fa nulla, non può nulla contro l'ego esagitato di un regista che ha dimenticato come fare un bel film artigianale.
C+

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mercoledì, 21 maggio 2008

dieta di xtinaCome potete aver intuito dagli utlimi 4/5 post, in questo periodo della mia vita non sta succedendo nulla di esaltante di cui valga la pena parlare. Nessuna lite famigliare, nessun femore di nonno rotto, nessun invito ufficiale al ballo delle debuttanti, nè alcuna copertina dedicatami da Cavalli e Segugi.
Insomma, vivo quella placida e tranquilla noia di routine, tipica delle persone inclini al suicidio per abuso di barbiturici.
Ho pure ricominciato a cantare le canzoni della Pausini da solo quando sono in macchina e nessuno può vedermi, che per quanto mi riguarda è l'equivalente delle casalinghe alcolizzate che nascondono le bottiglie di Smirnoff nell'armadio degli asciugamani. Succede, tipo una, due volte all'anno: quando riprendo a parlare di Marco che se n'è andato e non ritorna più con il treno delle sette e trenta, allora capisco proprio che è quel periodo dell'anno.
Praticamente sono le mie mestruazioni annuali.
Poi non so come mai, ma a parte le colonne portanti della mia vita (cioè Ovolollo e Tapioca, i miei amici immaginari n.d.r.) sembra che ultimamente nessuno più riesca davvero a capirmi fino in fondo.
Stasera ad esempio sono andato a cena da mio padre, che dopo i ravioli in brodo e un piatto di asparagi al vapore, mi ha chiesto se preferisco che la Champions League la vinca il Chelsea o il Manchester United (ho controllato su Tgcom i nomi delle squadre). Ora, se mi avesse chiesto la formula chimica del potassio iodato mi sarei stupito di meno. No davvero, la domanda sul calcio mi ha seriamente messo in crisi, quella crisi d'identità che mi ha obbligato a strappargli un capello e a mandarlo al CERN di Ginevra per verificarne la paternità.
Cioè, mio padre sa benissimo che io sono uno di quelli che quando vede una partita chiede esattamente due cose specifiche:
a) noi chi siamo?
b) ma dobbiamo fare goal a destra o a sinistra?
e mi viene a chiedere se preferisco il Chelsea (che fino a stasera per me era solamente una canzone di Jon Bon Jovi) o il Manchester United.
Me ne sono andato un pò schifato, giusto prima di avergli detto che tengo al Chelsea, perchè quest'anno il blu va di moda.
In ogni caso, a parte questo periodo di défaillance personale, devo ammettere che Christina Aguilera è davvero splendida sulla copertina di Us Weekly. Cioè, io non so quante siano le 40 libbre che ha perso dopo il parto, ma ho decisamente bisogno anche io dei suoi photoshop artists.

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martedì, 20 maggio 2008
Io lo sapevo.
Quella cretina di Jennifer Aniston c'è cascata ancora.
No perchè io avevo cercato di avvertirla, le avevo detto di andarci con i piedi di piombo, le avevo spiegato il concetto del focalizzati sulla tua praticamente inesistente carriera, del sostituisci il bisogno di un uomo con una tavoletta di Milka, ma lei no. Eh beh, del resto quando hai a che fare con una gallina piuttosto che con una donna, è difficile trovare le parole giuste, è difficile sintonizzarsi sulla stessa lunghezza d'onda. E quindi eccola qui, a cadere nella più becera delle trappole. Che poi per carità, io la lascio anche libera di fare ciò che vuole, è solo che mi spiace vederla capitolare tra le braccia del primo occhio languido di passaggio.
Gli ingredienti ci sono tutti: luce soffusa, cuscini morbidi bianchi, champagne, fragole, cibo esotico. Il peggiore dei clichè. La prossima volta che la vedo le tiro un ceffone che quando si riprende è già cambiata la moda.

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Detto questo, il nuovo promo per 90210 mi piace.
E per mi piace intendo che ho seriamente intenzione di procurarmi un sacchetto del pane e darmi all'iperventilazione. Sì perchè è chiaro fin da subito come manchi quella che è la vera essenza di Beverly Hills e della California, e diciamo, di tutta la mia adolescenza, dei miei primi sogni erotici. Cioè, è sconcertante, voglio non so, creare una petizione, fare un sit-in, del volantinaggio, chessò, chiamare la Gabanelli e dirle di indagare a riguardo. Com'è possibile che non ci sia quell'unico ingrediente che mi aspetterei di vedere da un prodotto del genere, quell'unico singolo elemento che nel mio personale dizionario è la quintessenza del buon gusto, della raffinatezza, insomma, dello stile californiano anni '90?
Insomma, dov'è Lei, dov'è finita la frangia bombata?
Comunque amo Naomi, ho già capito che è lei la troia spargimalattie di questa nuova serie.

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lunedì, 19 maggio 2008

 
 
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venerdì, 16 maggio 2008

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Erano giorni che non dormivo la notte pensando a questa fotografia.
Mi rigiravo nel letto, sudando, facendo incubi biblici.
Ma stamattina, guardando la pioggia, sono stato investito da un fascio di luce.
Ho finalmente capito a chi somiglia Zahara Jolie-Pitt.

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Buon weekend.

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giovedì, 15 maggio 2008
Allora facciamo un esempio.
Mettete che, ad esempio, al lavoro mi sia capitata sotto mano l'agenda del capo con dentro tutti i contatti che contano davvero per fare la scalata al successo: redattori, ad esempio, editori, publisher, direttori di testate, pubblicitari, amministratori delegati, etcetera etcetera. Ora, mettete che, sempre per esempio, io per puro caso fortuito, aiutato da una folata di vento che ha aperto l'agenda nei punti focali di mio interesse, abbia potuto ad esempio guardare qui e là, e sempre così per precauzione diciamo, abbia preso nota di tutti i contatti su, ad esempio, un bloc notes personale, e che, ad esempio, io abbia poi provveduto a mettere il bloc notes in un posto al riparo da sguardi indiscreti di colleghe tacchettine pronte a tutto.
Ok, avete capito fin qui il mio esempio?
Dunque, la mia domanda è la seguente: se io, e sto utilizzano un IO generico, sia ben inteso, dovessi utilizzare, ad esempio, questi contatti per inviare CV scavalcando così la terribile barriera delle risorse umane..insomma, ecco, diciamo.. beh, ad esempio, sarebbe un reato? Cioè, tipo che mi arrestano? Non vorrei portare dei baffi finti e farmi un'altra identità in qualche località esotica piena di scimmie e ragazzini dalla carnagione olivastra che scorrazzano in bicicletta.
Comunque la vera domanda del giorno è che fine abbia fatto Colin Farrell.
Perchè non voglio credere che questa cosa qui sotto sia lui.

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