Cioè, non disoccupato da centro sociale che sta in metropolitana con i cani e gli Invicta del 1987, quanto piuttosto disoccupato tipo che sta tutto il giorno sul triclinio mangiando l'uva, facendo zapping e lamentandomi del male di vivere, tipo graffiandomi sulle braccia in bagno per capire se sono ancora vivo, sai quelle cose lì.
Nel senso, io sono nato per essere nobile, ricco, inaugurante centri commerciali a profusione. Cioè, non farei nemmeno il socialite come Paris Hilton, anzi, me ne starei defilato in camera mia tutto il giorno come un hikikomori in fase terminale.
Ok, per essere giusto e onesto, dovrei sacrificare centoventi innocenti gattini al terribile Dio della Sorte per avermi dato salute, amore, gioia di vivere a pioggia e soprattutto un lavoro nuovo (Gioco: trova l'estraneo nella frase).
Insomma, settimana scorsa ho cominciato un nuovo lavoro.
Non vorrei parlarne perchè solitamente quando dico una cosa succede sempre qualche catastrofe che mi obbliga a rettificare la mia vita, tipo aerei che cadono, malattie rare, strane apparizioni di santi sul muro di casa mia e altre amenità del genere che mi obbligano a ripensare all'esistenza.
E' solo che i primi giorni di lavoro in un posto nuovo sono sempre strazianti.
E per strazianti intendo che ci sono mille informazioni da ricordare, e io sono pur sempre un uomo, un essere maschile che usa solo un emisfero de proprio cervello e non può fare due cose contemporaneamente, quindi diciamo che parto svantaggiato, dovrei poter parcheggiare negli appositi spazi gialli.
Ma la cosa che più mi terrorizza sono i nomi dei colleghi.
Io ho imparato ad allacciarmi le scarpe in prima media, quindi potete capire come sia complicato per me imparare il gioco dell' associa un nome ad un volto. Sarò costretto a chiamare Ehi tu la maggior parte delle persone, provocando immenso astio nei miei confronti.
Detto questo, passo 9 ore al giorno a scrivere davanti ad un pc, che effettivamente non è come cucire palloni di cuoio in un sottoscala di Hanoi, ma non vedo perchè non mi possa lamentare gratuitamente.
Certo, è tutta questione di abitudine, ma al momento appena arrivo a casa la tentazione è quella di pungolarmi la gola e lasciarmi morire dissanguato come fanno i mujaheddin con le capre.
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Alla fine insomma il topo s'è palesato, ed è davvero caruccio.








Avete presente la scena de Il Matrimonio del mio migliore amico (che è tipo il miglior film degli ultimi vent'anni) quando la Julia mi insegue lo sposo che a sua volta insegue la Cameron, e Rupert Everett le dice "Non capisci Jules? Tu insegui lui e lui insegue lei..ma chi insegue te?".