mercoledì, 21 maggio 2008

dieta di xtinaCome potete aver intuito dagli utlimi 4/5 post, in questo periodo della mia vita non sta succedendo nulla di esaltante di cui valga la pena parlare. Nessuna lite famigliare, nessun femore di nonno rotto, nessun invito ufficiale al ballo delle debuttanti, nè alcuna copertina dedicatami da Cavalli e Segugi.
Insomma, vivo quella placida e tranquilla noia di routine, tipica delle persone inclini al suicidio per abuso di barbiturici.
Ho pure ricominciato a cantare le canzoni della Pausini da solo quando sono in macchina e nessuno può vedermi, che per quanto mi riguarda è l'equivalente delle casalinghe alcolizzate che nascondono le bottiglie di Smirnoff nell'armadio degli asciugamani. Succede, tipo una, due volte all'anno: quando riprendo a parlare di Marco che se n'è andato e non ritorna più con il treno delle sette e trenta, allora capisco proprio che è quel periodo dell'anno.
Praticamente sono le mie mestruazioni annuali.
Poi non so come mai, ma a parte le colonne portanti della mia vita (cioè Ovolollo e Tapioca, i miei amici immaginari n.d.r.) sembra che ultimamente nessuno più riesca davvero a capirmi fino in fondo.
Stasera ad esempio sono andato a cena da mio padre, che dopo i ravioli in brodo e un piatto di asparagi al vapore, mi ha chiesto se preferisco che la Champions League la vinca il Chelsea o il Manchester United (ho controllato su Tgcom i nomi delle squadre). Ora, se mi avesse chiesto la formula chimica del potassio iodato mi sarei stupito di meno. No davvero, la domanda sul calcio mi ha seriamente messo in crisi, quella crisi d'identità che mi ha obbligato a strappargli un capello e a mandarlo al CERN di Ginevra per verificarne la paternità.
Cioè, mio padre sa benissimo che io sono uno di quelli che quando vede una partita chiede esattamente due cose specifiche:
a) noi chi siamo?
b) ma dobbiamo fare goal a destra o a sinistra?
e mi viene a chiedere se preferisco il Chelsea (che fino a stasera per me era solamente una canzone di Jon Bon Jovi) o il Manchester United.
Me ne sono andato un pò schifato, giusto prima di avergli detto che tengo al Chelsea, perchè quest'anno il blu va di moda.
In ogni caso, a parte questo periodo di défaillance personale, devo ammettere che Christina Aguilera è davvero splendida sulla copertina di Us Weekly. Cioè, io non so quante siano le 40 libbre che ha perso dopo il parto, ma ho decisamente bisogno anche io dei suoi photoshop artists.

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martedì, 04 marzo 2008

La giornata è strana.
E per strana intendo orribile.
E per orribile intendo che vorrei legarmi ad un blocco di calcestruzzo e gettarmi nel Naviglio Grande.
Lo capisci dal vento, dalle parole della gente, dalla mancanza di alcuni punti fermi, tipo la vecchia che tutti i giorni mi consegna Leggo in mano all'entrata della metropolitana.
Ieri è cominciato X Factor, e devo ammettere che il programma sembra tutto sommato carino, considerando anche il fatto che mi fa apprezzare una persona come Morgan, o una Ventura senza trucco.
Assistere a tutta quella gente che si presenta alle audizioni è un pò come riflettere sulla caducità della vita ma soprattutto sulla solitudine umana. E' proprio vero che c'è tanta gente sola a questo mondo, che affronta tutto con indomito coraggio e anarchia, senza amiche sincere che diano consigli sul look, che possano stirare i capelli con la piastra con frammenti di giada, o anche semplicemente, che invitino la loro amica aspirante popstar a lavarseli i capelli, o non so, a darsi all'ortocultura, invece di provare a diventare la nuova Whitney.
Eppure, come dice mio padre in continuazione, "Caro Fili, nella vita ci vuole coraggio".
E questa è un'altra cosa che mi fa pensare.
Io non sono una persona coraggiosa, ed è per questo che tutto sommato io stimo di cuore la sfigata con il capello unto che va a cantare Alicia Keys davanti alle telecamere. Perchè è con questo atteggiamento che si affrontano le cose, non come faccio io, che resterei tutto il giorno sdraiato sul letto a guardare il soffitto che diventa una superficie marina grazie alla Lampada Room Palette di RelaxStyle (costa $69,00 e la puoi comprare qui), cantando "..ma un giorno anche io se mai potrò.. esplorerò la riva lassù.. fuori dal mar, come vorrei.. vivere là!".

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Oggi, più di altri giorni, mi sento murato vivo nelle quattro mura dei miei limiti.
Oggi è una giornata strana, e soprattutto non dovevo cantare la canzone de La Sirenetta perchè so già che adesso andrò in giro chiamando Flounder il mio panettiere e Flotsam e Jetsam i miei colleghi.

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etichette:giù la maschera, pure geek, la tivù
giovedì, 14 febbraio 2008

La mia amica Francesca è incinta, e la cosa è decisamente eccitante, cioè, molto trendy.
Mi sembra ieri quando ballavamo la lapdance usando l'anta aperta del frigorifero come palo e I love rock&roll di Britney come accompagnamento, quando giocavamo a nomi-cose-animali con categorie tipo "Marca di fondotinta" e "Modi per dimagrire", oppure ancora quando imitavamo Beyoncè in salotto urlando Diamonds are a girl's best friends (ovvero tipo due giorni fa).
E ora, sta per dare alla luce una nuova creatura che probabilmente porterà uno di quei nomi doppi (il nome doppio è d'obbligo) elaborati durante lunghe notti di discussione e tenuti nel cassetto fino ad ora.. tipo Cina Chanel e Regina Papaya o Corallo Hilton se è un maschio.
Cioè, il famoso sogno che s'avvera.
In realtà la notizia in sè non è stata un grande shock, nel senso che da 8 anni che la conosco ha millantato circa una sessantina di gravidanze. Eppure, adesso che è successo, beh, è davvero una cosa "strana".
E' come quando aspetti per tanto tanto tempo qualcosa, e alla fine quando arriva quasi non ti sorprende, tanto ti eri abituato alla sua continua ricorrenza nei pensieri, negli scherzi, nelle battute.
E invece no, si cresce, si cambia, si diventa perfino genitori, questa volta sul serio.
A me francamente piacerebbe diventare prima o poi papà (benvenuti nell'ovattato regno dell'immaginifico), è solo che non so quanto io possa essere un bravo genitore. Io sono convinto che i genitori debbano essere un pò stronzi per fare bene il loro mestiere, e io non credo di essere in grado.. suppongo che mio figlio finirebbe per odiarmi o diventerebbe un alcolizzato che va a trans equadoregni il martedì sera. Che poi cioè, a volte mi nascondo dietro giustificazioni inutili, ma mettere al mondo un essere umano dev'essere la più enorme lifechanging experience che una persona possa provare.
So che ognuno ha questa identica percezione, ma non mi sembra possibile che sia già arrivato il tempo di matrimoni, mutui, bambini.
E' surreale tutto questo, la vita è davvero corta.

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La splendida tovaglia della AZE Design ha ben capito il concetto.

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etichette:giù la maschera, dimmi di me, so shocking
lunedì, 07 gennaio 2008

La cosa interessante è che ogni anno si ricade nello stesso identico errore.
Si pensa sempre che qualcosa di magico possa succedere nella notte tra il 31 dicembre e il primo gennaio, come se in quel secondo di passaggio da un giorno all'altro fosse possibile saltare un'intero stato delle cose, come se in quel secondo si potesse varcare quella porta che divide il passato dal presente, il presente dal futuro. E' un'idea sciocca a pensarci bene, in quanto durante il resto dell'anno non percepiamo affatto questo istintivo desiderio di cambiamento.
L'anno nuovo è cominciato bene, male, non lo so.. L'importante è illudersi che le cose siano cambiate, che davvero l'anno possa essere "nuovo", vergine, diverso.
L'idea dell'irreversibilità delle proprie decisioni mi ha sempre spaventato, il timore che la strada che si sta prendendo non sia quella giusta, o ancora peggio, che non si stia imboccando nessuna strada. Sarà anche per questo che non amo i tatuaggi, o che rifiuto ogni genere di orpello sul mio corpo, dove perfino un bracciale o un ciondolo hanno per me il peso di due manette.

Come avrete notato, il blog ha subito una pausa d'arresto del tutto non premeditata.
Problemi tecnici essenzialmente, ma anche una certa aridità di interessi, un vago senso di disinteresse per tutto quanto mi gira intorno. La neve è durata mezza giornata, il freddo non è così freddo come vogliono farci credere, e giorno dopo giorno mi accorgo di perdere anche la mia ipocondria. Nemmeno la paura di ammalarmi mi interessa più, ascolto i casi di meningite e mi riscopro annoiato e deluso e fondamentalmente malinconico.
Guardo dalla finestra, aspettando che sorga il sole pallido di questi primi giorni di gennaio. Le feste sono passate in maniera indolore, come non fossero esistite.
Tutto si muove, eppure, paradossalmente, sembra che tutto sia immobile come quel famoso giardino innevato di Cechov.
Per fortuna c'è quell'unico punto di riferimento, quella luce che scalda e illumina come la lanterna di Fievel che aveva appena conquistato il suo angolo d'America.

Bentornato blog,
da oggi, si riprende.

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etichette:giù la maschera, blog-a-licious
mercoledì, 19 dicembre 2007

No scusate, ma che giorno triste.
Cioè, ok, Jamie Lynn Spears è incinta e quindi rido, rido, rido.
Ma a parte questo, ho solo voglia di raggomitolarmi in posizione fetale facendo su e giù con la testa come i bambini autistici, contando le piastrelle di camera mia. Tipo che domani "iniziano" ufficialmente le feste di Natale, e io non so proprio che fare. Ogni anno è una sorpresa, e per sorpresa intendo che a casa mia a Natale succedono sempre cose spettacolari, tipo litigate, morti, solitudine o famiglie spezzate, che se tipo invitassi a cena Dickens gli darei l'ispirazione per i prossimi 245 romanzi.
Però beh, è morto Dickens.
Il fatto è che io ho in testa un'idea del Natale un pò da Settimo Cielo, cioè una cosa tipo con tutti i parenti che si abbracciano, con il centrotavola con i chiodi di grofano, i segnaposti a forma di abete, il salmone sulle tartine e le risate e tipo il prendersi tutti per mano prima di cenare ringraziando Gesù (mhm..forse questa cosa è del Ringraziamento.. boh, che ne so..con tutte queste feste pagane non si capisce più niente!) e la nonna che richiama i parenti spedendo in busta chiusa fusilli e maccheroni.

E invece no.
Da me non funziona così.
Da me il Natale è un pò il momento deputato per far emergere vecchi rancori o peggio, per far in modo che ciascuno possa sentirsi in colpa. E' un pò quel momento in cui ognuno ha il diritto di sfogare i suoi risentimenti, dove le parole che si sentiranno nell'aere saranno tipo "colpa tua", "sei la rovina", "passami la mostarda", "tu non meriti tutto questo". E' un pò il momento dell'anno in cui piuttosto che stare a casa preferiresti lavare uno zingaro nella tua vasca da bagno.
Che poi attenzione, so già che mi sto fasciando la testa per niente.
pearlightNel senso che da me la cena di Natale dura tipo un quarto d'ora, e alle 19.30 abbiamo già sparecchiato, e che tipo la portata principale è il cordon bleu surgelato Aia, cotto male in modo da averlo carbonizzato fuori e croccante di ghiaccio dentro. Una specie di Tronky al contrario, ma dal sapore meno accattivante. 
Poi, finito il desinare, ognuno a casa sua (o a messa per chi fosse interessato) e ciao, si guarda A Christmas Carol con Paperino su RaiDue, come ogni anno.
E non si fanno i regali, non so per quale motivo, ma da qualche Natale a questa parte è invalso l'uso di non fare regali: effettivamente già il presentarmi fisicamente alla cena di Natale è un gran regalo, e penso sia così per tutti.
Insomma, si respira una grande aria di festa.

Comunque l'oggetto del giorno, la cui estetica risponde bene al mood vacanziero, è senza dubbio la nuova lampada a forma di pero (l'albero delle pere, cioè). Le pere si illuminano, ma soprattutto si possono anche staccare e portare in giro per casa come fonti luminose.
Una volta scaricate si riattaccano all'albero.
Geniale, ma non ancora in commercio.

Continuate a votare il sondaggione di fine anno.. Dobbiamo eleggere le celebrities del 2007, che qua non c'è tempo da perdere. Presto online anche il BEST OF THE YEAR.
E' tutto.

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etichette:giù la maschera, blog-a-licious, dimmi di me
martedì, 18 dicembre 2007

Io non sono una persona che ama fare i bilanci, soprattutto in periodi come questo. Cioè, il capodanno ha smesso da molti anni di essere la mia festa preferita, da quando anche sparare i miniciccioli dal balcone ha perso tutto il suo fascino. Un tempo era così divertente veder le persone prendere fuoco perchè per sbaglio hanno buttato un fiammifero acceso nello scatolone dei botti, o fare delle adorabili bombe carta artigianali da inserire nel tubo di scappamento della macchina del nonno per vedere se esplodeva come in A-Team.. ma oggi dove sta il divertimento?
Non sono un animale da party, anzi.
Cioè, il 2007 è esistito, ne prendo atto, e lo saluto con amicizia. Perchè sono del parere che portare rancore non serve. Insomma, il 2007 è stato un anno davvero stronzo, e per davvero stronzo intendo oscillante tra lo stratosferico e l'infernale. 
Oggi non ho molta voglia di scrivere, ho un sacco di cose a cui pensare, e vi assicuro che sono per la maggior parte spiacevoli. Soprattutto voglio mantenere fede alla sentenza con cui ho cominciato il post: non voglio fare bilanci.
Poi Gesù, è il 18 dicembre, perchè mi vengono questi pensieri?

In ogni caso, ho deciso che il vero must di quest'inverno è lo Sno-Baller, un attrezzo che ti permette di creare delle palle di neve perfette. E' un pò l'oggetto che tutti stavamo aspettando, cioè, erano inverni che mi arrovellavo su come creare delle palle di neve perfettamente sferiche, cioè, siamo di fronte ad un grande passo verso il raggiungimento della parità dei diritti tra normo (il mondo) e sub-dotati (me).
Costa 9$ e lo puoi acquistare qui.

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PS: Giù in fondo nel blog..sì insomma, da qualche parte laggiù c'è il sondaggio di fine anno! mi raccomando siate giudiziosi nel voto, cioè, son cose di estrema importanza.

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etichette:dollars, giù la maschera, pure geek
mercoledì, 05 dicembre 2007

Il blog è momentaneamente in pausa di riflessione.

E siccome il proprietario è indeciso se dichiararsi  oppure , l'oggetto del giorno è senzadubbio il CreaEmoticon Meliconi, uno stampino dal gusto retrò e dal look anti-tecnologico, che ovviamente non è della Meliconi, costa $ 5.99 ed è acquistabile qui.

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Ieri sera ho appreso da Carlo Conti (o Carlo Carli, come lo chiama mio padre) che esiste la Sindrome di Maria Antonietta.
Ebbene, dopo lo shock di ieri pomeriggio, ce l'ho.
E per chi si dovesse chiedere a cosa mi stia riferendo, sappiate che il mio blog è come Heroes o Lost, ovvero del tutto incomprensibile ed aleatorio fino all'ultima puntata chiarificatrice, quando i dubbi che ci hanno accompagnato per mesi e mesi verranno risolti con un espediente così idiota da rasentare il genio.

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etichette:giù la maschera, pure geek
mercoledì, 24 ottobre 2007

Che giornata tetra e disperata, come una puntata qualsiasi di Felicity.
Il freddo oltretutto mi ha preso alla sprovvista: pensavo di essere decisamente pronto all'inverno, e invece così non è. Anche se al Principe di Savoia hanno già decorato gli alberi con tutte le lucette, e la cosa mi rende alquanto speranzoso, perchè non c'è niente di più bello e rassicurante di un albero addobbato, o di una vetrina luminosa quando è buio.
E se ci penso bene, scopro di essere cambiato in questi mesi.
Un tempo il vecchio Filo, in giornate come queste, si sarebbe messo a piangere abbracciato al suo cuscino, con il cuore nello stomaco e un gomitolo nell'angolo, e invece no, oggi ho deciso di alzare la testa e credere ciecamente nel futuro come fanno gli agnelli prima della Pasqua.
In ogni caso, a parte il mio andamento umorale appenninico, ho deciso che non mi lamenterò.
Ed è un grande traguardo per una persona che si appende alle tende di casa.
Anzi, è tutta mattina che mi canto nella testa questi versi, che stanno diventando il mio mantra personale:

Oh, com'è bello passeggiar con Mary
Mary ti sa rallegrar.
Anche quando è un giorno dei più neri,
Mary il sole fa spuntar.
E' tanto bello passeggiarle accanto
che non puoi fare a meno di cantar.
Se Mary è accanto a te, ti senti un re.
Il cuor ti batte in petto e fa "bang, bang!".
Com'è bello passeggiar con Mary,
un suo sorriso il sole fa spuntar!

Detto questo, ho deciso che voglio tre cose:
- il divano anemone (o spazzolino da denti, ma anemone suona più fico).

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- gli urinatoi a fiore (perchè j'adore colibrì e soprattutto sono finissimi).

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- il convertitore da MP3 a musicassette (perchè io sono della vecchia scuola).

 

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etichette:giù la maschera, sound system, pure geek
mercoledì, 17 ottobre 2007

Come in tutti i serial che si rispettino, anche in Dramaqueen for Dummies capitano quelle puntate malinconiche che sembrano nuove e artisticamente di valore, ma che in realtà sono un semplice montaggio di vecchi episodi. Tipo che adesso ci vorrebbe The way we were della Barbra Streisand e immagini autunnali che vanno al rallentatore.
Del resto, come dice Max Pezzali, lo sapevo che sarebbe finita così, siamo teste di cazzo noi..sciallalla.
Il problema è nato in questi ultimi giorni.
Recentemente infatti mi sono lanciato nella pazza citazione sul blog dei miei amici, e questo invece di creare gioia e gaudio e un generale clima di celebrità, non ha fatto altro che montare odio su odio. Ovviamente verso di me.
Ora metà compagnia mi detesta, sto perdendo amori, amicizie e mi sento solo, solo come Whitney Houston dopo il flop del suo Greatest Hits..
Ieri sera il tracollo definitivo, tipo con la fiaschetta di bourboun e la bava alla bocca e i capelli sporchi.
Tutto è cominciato quando verso le sei di sera mi chiama il mio amico Dario.
Ora, forse è controproducente citare nuovamente le mie amicizie, ma ormai che sono in ballo nel girone dell'odio e della solitudine, tanto vale affondare il pugnale tra le mie costole e perire lentamente con disonore.
La telefonata partì piena di felicità e affetto..ma ben presto, la lettura live del mio blog ha causato un incidente diplomatico che in confronto la crisi cubana dei tredici giorni la poteva risolvere Topo Gigio.
Praticamente, viene fuori che anche il mio amico Dario si sente offeso dalla incessante mancata citazione nel mio blog, considerato che lui è dentro questo, e questo, e questo, e questo, e questo, e questo e questo, e questo, e questo, e molte altre cose e non ne ho mai parlato.
E' stata una mia mancanza di attenzione, e da queste pagine chiedo scusa con capo chino e il cuore in mano e una canzone di Gigi D'Alessio che sto imparando a memoria da cantargli stasera.

Ora, io non ho mai considerato le citazioni sul blog come una forma di affetto o attenzione o stima.. cioè.. per me il blog è solo uno strumento divertente che personalmente non ho mai preso davvero sul serio.
Nel senso, per me il blog è fiction, non è la mia vita, la mia vita non è il blog.
Non è nemmeno un modo per esprimermi, e men che meno una maniera per far sentire la mia voce.. Nasce solo così, come un modo per ridere di me e degli altri, una proiezione virtuale di idee, aneddoti, passioni. E' il mio mondo sciocco, popolare, colorato.
Io so quale immagine do di me stesso attraverso questi miei post, attraverso le stelline rosa, l'arcobaleno e tutto il corollario..ma devo deludervi, poco somiglia al vero Filippo. Le cose stanno andando oltre il prevedibile, e non sono così coraggioso da rischiare di navigare in acque che non conosco.
Ieri sera ero davvero avvilito, moralmente mortificato per aver causato un tale scossone. Se c'è una cosa su cui devo lavorare è la dipendenza dalle persone, e la mia necessità di creare sempre una condizione di perpetua armonia.
Sono molto infantile in questo, e ho il bisogno fisico e mentale che gli altri stiano bene, e siano felici. Per me, la felicità di chi mi circonda è condizione necessaria per la mia felicità.
Quindi ho deciso che per un pò smetterò di parlare di me.
La mia buona fede è stata fraintesa, e non posso più permetterlo a me stesso, perchè fa troppo, troppo male.

La vita è decisamente un'altra cosa rispetto a tutto questo.
E mentre dico "tutto questo", ruoto vorticosamente le mani aperte davanti allo schermo del mio pc.

UPDATE delle 15.58
Dario: "Ciao"
Filo: "Ciao"
D: "Ma che hai?"
F: "No niente..per ieri sera.. mi sento davvero di merda..non ho dormito.. mi spiace per quello che è successo.."
D: "Ma cosa?"
F: "No.. sai..la litigata..il blog.. il fatto che non ti ho citato..che ti sei sentito escluso.."
D: "Ahahah..no ma io scherzavo.. mica mi sono offeso, è che poi ho visto che ci sei rimasto male e quindi ho goduto e ho continuato ad oltranza a prenderti in giro."
F: "..ah.."
D: "Sono troppo simpatico".
Ognuno ha gli amici che si merita.

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venerdì, 05 ottobre 2007
Ieri sera la mia amica Alessandra mi ha chiamato in lacrime in preda a gravi turbe esistenziali. Ovviamente, siccome ho la tempra morale di un Forrester, anche io sono stato trascinato in questo pentolone di dolorose emozioni. Il fatto è che la reiterata visione di film per adolescenti tipo 4 Amiche e un Paio di Jeans ci sta rovinando la vita. Quei bellissimi film dove ogni teenager parla citando Jung, affronta avventure epiche, primi amori colossali con strafighi tipo 30enni che si spacciano per 15enni e vicende che farebbero impallidire Huckleberry Finn.
Insomma, la mia amica Alessandra s'è improvvisamente resa conto che a 25 anni non ha praticamente vissuto, ma soprattutto, ed è questo che ha fatto scaturire il dramma, non possiede la tanto agognata cassetta dei ricordi (parta La Nona di Beethoven, grazie).
Sì, quella cassetta di legno o latta decorata con adorabili adesivi vintage che nei film gli adolescenti seppelliscono tipo sotto ad un pino l'ultimo giorno d'estate prima di dividersi e che dopo 20 anni andranno a dissotterrare trascinando fuori dal passato tutti i ricordi della loro vita.
Ecco, noi quella cassetta non ce l'abbiamo.
Cioè, nessun cedro o betulla al mondo reca nascosto sotto le sue radici i ricordi di Filo.
Ora, perchè vivo se non ho una cassetta dei ricordi? Stupido, stupido, stupido.

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Quindi ieri sera, in preda al sacro fuoco di trovare un senso alla vita, abbiamo cominciato a fotografare il mondo, cercando di catturare su pellicola (erano foto digitali ma vabbè, quello che conta è il concetto) ogni singolo istante dell'esistenza.
Tipo la cassa del negozio in cui lavoro.
Tipo l'insegna luminosa con scritto APERTO.
Tipo..mhm..vabbè, dopo tre foto ci eravamo già annoiati e abbiamo cominciato a farci i servizi fotografici di alta moda.
Il problema però rimane, soprattutto in una mattinata come questa, incerta, d'emergenza, di attesa, di decisioni.
Cioè, tra vent'anni cosa mi rimarrà della prima parte della mia vita? Certo, io spero di morire a 50 anni per embolia nel sonno come Bree Van De Kamp, però non è questa una soluzione. Tirare le somme della propria esistenza alla mia età non è forse una mossa intelligente, eppure mi capita sempre più spesso.

Io non ho mai davvero pensato che la vita facesse schifo, sì, a volte lo dico, ma più per riempirmi la bocca che per vera convinzione. Magari mi atteggio da pessimista, ma la realtà è tutt'altra.
Il problema principale è che io credo decisamente che il domani possa essere migliore, ecco, l'ho detto. Forse perchè ho sempre trovato qualcosa per andare avanti, in una vita tutt'altro che facile: una persona, un'ambizione, una speranza, una prospettiva di felicità. E per domani migliore non intendo un futuro ricco o pregno di soddisfazioni e di gioie, ma semplicemente un futuro per cui possa valere la pena affrontare tutto il resto, sofferenze comprese. Questa è la mia definizione di futuro migliore: avere un motivo per passare attraverso tutta la merda.
Perchè per quanto difficile possa essere tutto, per quanto grande sia il dolore e la paura stessa del dolore, nulla ha lo stesso valore di un singolo istante di felicità, e la consapevolezza che nei prossimi anni di vita ancora potrò godere di questi istanti mi tiene vivo, con il mento in alto, in certi momenti sento il mondo in una mano al solo pensiero di quella persona, di quell'ambizione, di quella speranza. Ed ecco, anche quando dipingo i più tetri ritratti della mia vita futura, anche quando mi dico "Cazzo, qui va tutto a rotoli", alla fine non riesco a nascondere per molto un sorriso da idiota sotto le lacrime e la disperazione.
E mi accorgo così che il senso della vita, o almeno il MIO senso dell vita, non può di certo stare tutto racchiuso in una piccola scatola di latta.
Per quanto bella, vintage, o capiente che sia.

Buon weekend.

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